1976-2026. Cinquanta anni di professione medica nella sanità pubblica e privata. Il mezzo secolo di attività festeggiato da Potito Salatto. “Nel cinquantennale di una attività professionale vissuta interpretando con spirito sempre attuale, i valori originari e profondamente umani della condizione medica”. Con queste motivazioni l’Ordine dei Medici della Provincia di Foggia ha conferito a Salatto l’ambito riconoscimento.
“Una storia ormai lunga mezzo secolo, iniziata con il primo concorso vinto all’ospedale civile di Canosa dove ero l’unico medico del pronto soccorso con 400 pazienti a mio carico. A Canosa sono rimasto un anno e mezzo, poi vinco un concorso al Centro Traumatologico di Bari dove resto altri due anni. Tutto questo rifiutando i consigli di mio padre che voleva che facessi il medico di base a Foggia: non ho mai voluto fare il medico di famiglia, perchè la dignità veniva a cadere. Continuo a fare concorsi e arrivo al Policlinico di Bari nel reparto di chirurgia d’urgenza. Finalmente arrivo a Foggia, vinco il concorso da chirurgo ma ai riuniti non c’era il reparto. E allora un anno al Bambin Gesù ed un anno al Gaslini di Genova. Nel frattempo apre il reparto a Foggia dove torno a fare il chirurgo, ruolo che continuo ad esercitare dal 1984 nelle cliniche private di Foggia. Conobbi il prof Brodetti, e presso la sua clinica iniziai a lavorare prima di diventare socio e poi titolare unico. La prima Tac a Foggia la comprai io. Nelle cliniche private mi sono realizzato ed ho messo a frutto le mie ambizioni. Da allora tanto impegno ed investimenti nelle cliniche private della capitanata: acquistai subito la Clinica San Michele a Manfredonia, Madonna della Libera a Rodi Garganico, Centro Vita a Cerignola, e anche una clinica a Potenza, poi venduta. Tutto questo mi ha portato a creare una forza lavoro di ben 300 dipandenti. Ho sempre preferito fare il chirurgo e non il firma carte. I ricordi più belli? Quasi tutti, perchè dall’intervento più piccolo a quello più delicato si stabiliva sempre una connessione umana. E, credetemi, non lo facevo per soldi, i pazienti potevano pagarmi anche con due uova fresche”.
Infine gli abbiamo chiesto la sua considerazione sulla sanità pubblica e privata. “Una domanda alla quale preferisco non rispondere, altrimenti dovrei dire male di tanti. Preferisco citare il processo di Norimberga”. I medici di base? “Sono bravi ma non c’è più il medico di una volta”.








