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Home - Potito Salatto, cinquant’anni di medicina tra sanità pubblica e cliniche private

Potito Salatto, cinquant’anni di medicina tra sanità pubblica e cliniche private

L’Ordine dei Medici di Foggia premia mezzo secolo di professione vissuta nel segno dei valori umani, dalla chirurgia d’urgenza agli investimenti sanitari in Capitanata

Di Saverio Serlenga
22 Gennaio 2026
in Foggia, Immediato TV, Sanità & Salute
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1976-2026. Cinquanta anni di professione medica nella sanità pubblica e privata. Il mezzo secolo di attività festeggiato da Potito Salatto. “Nel cinquantennale di una attività professionale vissuta interpretando con spirito sempre attuale, i valori originari e profondamente umani della condizione medica”. Con queste motivazioni l’Ordine dei Medici della Provincia di Foggia ha conferito a Salatto l’ambito riconoscimento.

“Una storia ormai lunga mezzo secolo, iniziata con il primo concorso vinto all’ospedale civile di Canosa dove ero l’unico medico del pronto soccorso con 400 pazienti a mio carico. A Canosa sono rimasto un anno e mezzo, poi vinco un concorso al Centro Traumatologico di Bari dove resto altri due anni. Tutto questo rifiutando i consigli di mio padre che voleva che facessi il medico di base a Foggia: non ho mai voluto fare il medico di famiglia, perchè la dignità veniva a cadere. Continuo a fare concorsi e arrivo al Policlinico di Bari nel reparto di chirurgia d’urgenza. Finalmente arrivo a Foggia, vinco il concorso da chirurgo ma ai riuniti non c’era il reparto. E allora un anno al Bambin Gesù ed un anno al Gaslini di Genova. Nel frattempo apre il reparto a Foggia dove torno a fare il chirurgo, ruolo che continuo ad esercitare dal 1984 nelle cliniche private di Foggia. Conobbi il prof Brodetti, e presso la sua clinica iniziai a lavorare prima di diventare socio e poi titolare unico. La prima Tac a Foggia la comprai io. Nelle cliniche private mi sono realizzato ed ho messo a frutto le mie ambizioni. Da allora tanto impegno ed investimenti nelle cliniche private della capitanata: acquistai subito la Clinica San Michele a Manfredonia, Madonna della Libera a Rodi Garganico, Centro Vita a Cerignola, e anche una clinica a Potenza, poi venduta. Tutto questo mi ha portato a creare una forza lavoro di ben 300 dipandenti. Ho sempre preferito fare il chirurgo e non il firma carte. I ricordi più belli? Quasi tutti, perchè dall’intervento più piccolo a quello più delicato si stabiliva sempre una connessione umana. E, credetemi, non lo facevo per soldi, i pazienti potevano pagarmi anche con due uova fresche”.

Infine gli abbiamo chiesto la sua considerazione sulla sanità pubblica e privata. “Una domanda alla quale preferisco non rispondere, altrimenti dovrei dire male di tanti. Preferisco citare il processo di Norimberga”. I medici di base? “Sono bravi ma non c’è più il medico di una volta”.

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Tags: capitanataChirurgiaCliniche privateFoggiaMedicinaOrdine dei MediciSanità
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