La legge regionale che disciplina l’uso e la gestione dei pozzi agricoli rischia di trasformarsi in un nuovo, pesante fardello per gli agricoltori pugliesi. A denunciarlo è Nicola Gatta, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che chiede un intervento immediato della Regione per bloccare e rivedere la norma approvata a maggio dello scorso anno. Secondo Gatta, l’attuazione della legge comporta per chi attiva un nuovo pozzo un aggravio di spesa iniziale che può arrivare fino a 1.500 euro, tra analisi delle acque, installazione dei contatori e perizie tecniche. Un costo che, in un momento di forte difficoltà per il comparto agricolo, viene giudicato insostenibile.
Costi e burocrazia, il peso sugli agricoltori
“Per l’attivazione di un nuovo pozzo gli agricoltori pugliesi avranno un aggravio di spesa di circa 1.500 euro. Un’assurdità”, afferma Nicola Gatta, chiedendo che la legge regionale venga “rivista senza se e senza ma”. Nel mirino del consigliere non c’è solo il costo iniziale, ma anche l’impianto complessivo della norma, ritenuto eccessivamente burocratico. “Il nuovo orientamento della Regione Puglia sta schiacciando gli agricoltori sotto il peso della burocrazia e di esose spese”, sottolinea, evidenziando come alle spese iniziali si aggiungano sanzioni giudicate sproporzionate per chi non riesce a rispettare tutti i requisiti previsti.
Sanzioni giudicate sproporzionate
Particolarmente critica, secondo Gatta, è la disciplina delle sanzioni. “Una mancata comunicazione della lettura dell’acqua consumata comporta una multa da 360 euro, equivalente al consumo di 180mila metri cubi di acqua: una enormità”, denuncia il consigliere regionale. Una situazione che, a suo giudizio, appare ancora più grave se inserita nel contesto attuale. “L’agricoltura pugliese è già piegata da una grave crisi idrica che sta colpendo un intero settore strategico per l’economia regionale”, osserva, chiedendo che almeno le scadenze previste dalla legge vengano differite nell’immediato.
Pozzi equiparati all’Acquedotto
Un altro punto contestato riguarda l’equiparazione, prevista dalla normativa, tra chi utilizza pozzi privati e chi riceve acqua dall’Acquedotto. “Chi possiede un pozzo oggi è trattato come chi riceve acqua dall’Acquedotto, con canoni aumentati, come se non vi fossero già costi energetici, di estrazione e di manutenzione da sostenere”, rimarca Gatta. Secondo il consigliere, si tratta di un’impostazione che non tiene conto delle specificità del mondo agricolo e che rischia di penalizzare ulteriormente le aziende, soprattutto nelle aree più colpite dalla scarsità d’acqua.
L’appello alla Regione e ai rappresentanti foggiani
Da qui l’appello alla politica regionale. Gatta chiede che la legge 7 torni al più presto in discussione in Consiglio regionale, con correttivi più proporzionati e con l’introduzione di eventuali proroghe. “Auspichiamo che il nuovo assessore all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, possa accogliere l’appello che tanti agricoltori ci stanno rivolgendo per aprire un confronto schietto e decisivo sull’utilizzo e sulla gestione dei pozzi, partendo da un differimento immediato delle scadenze”, afferma. L’invito è esteso anche agli altri rappresentanti istituzionali. “Il mio appello è rivolto a tutti i consiglieri regionali, in particolare a quelli eletti nella provincia di Foggia, e all’assessore con delega alle Risorse idriche, Raffaele Piemontese, affinché su un tema così delicato non vi siano divisioni”, conclude Gatta. “Ulteriori contrapposizioni farebbero solo più male a un comparto che rappresenta il motore economico dell’intera Capitanata”.











