Un processo di grandi dimensioni, con decine di imputati e accuse pesantissime, si prepara a entrare nel vivo davanti al Tribunale di Foggia. È quanto emerge dall’avviso di fissazione dell’udienza preliminare notificato nei giorni scorsi, relativo a una complessa inchiesta su presunti maltrattamenti, violenze e sequestri di persona ai danni di pazienti ricoverati al Don Uva, nota struttura sociosanitaria della provincia. Una prima udienza c’è stata lo scorso 15 gennaio ma molti imputati non sarebbero stati avvisati.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, coinvolge numerosi operatori sanitari e soggetti a vario titolo legati alle attività assistenziali della struttura. Le ipotesi di reato contestate spaziano dai maltrattamenti aggravati alla violenza privata, dal sequestro di persona all’abuso dei mezzi di correzione, fino a lesioni personali e altri reati connessi all’esercizio di funzioni sanitarie.
Secondo l’impianto accusatorio, ricostruito nel corso delle indagini preliminari, alcuni pazienti affetti da gravi patologie psichiche sarebbero stati sottoposti a condotte ritenute lesive della loro dignità personale e della libertà individuale. In più casi vengono descritte modalità di contenimento, isolamento e gestione dei ricoverati che, per l’accusa, sarebbero avvenute al di fuori dei protocolli sanitari e in assenza di reali necessità terapeutiche.
Nel fascicolo sono confluite numerose testimonianze, referti medici e atti di indagine che delineano un quadro ritenuto dagli inquirenti sistemico, tale da giustificare il rinvio a giudizio di un numero elevato di persone. L’udienza preliminare servirà ora a valutare la tenuta dell’accusa e la sussistenza dei presupposti per l’apertura del dibattimento.
Il procedimento rappresenta uno dei filoni giudiziari più delicati degli ultimi anni in Capitanata, non solo per il numero degli imputati, ma soprattutto per la natura dei fatti contestati, che toccano il tema sensibile della tutela delle persone fragili e del rispetto dei diritti fondamentali all’interno delle strutture di cura. I titolari della struttura, famiglia Telesforo, hanno fin da subito collaborato con le forze dell’ordine per fare piena luce sugli episodi.
Come previsto dall’ordinamento, le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel contraddittorio tra le parti. Tutti gli imputati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. L’udienza preliminare segnerà un passaggio cruciale per fare chiarezza su una vicenda che ha già sollevato forte attenzione sul piano giudiziario e sociale.
Così l’avvocato Michele Sodrio, legale di una delle indagate: “La mia assistita ha avuto la vita distrutta e si è sempre dichiarata innocente. Dopo tre anni dalla misura cautelare e dal licenziamento viene fissata quanto meno l’udienza preliminare. Un tempo troppo lungo per avere giustizia e fare chiarezza”.
Ingiurie e minacce
Gli investigatori ricostruirono una serie di episodi contrassegnati da offese di ogni tipo: “Non ti mettere a mangiare, altrimenti ti sborro in bocca”: “mo” te lo devi lavare tu se no ti spacco la faccia “. “bastarda di merda chi l’è murtti spezzo a metà! Zoccola zoccola. Se mi dici un’altra parola ti porto dentro e ti faccio un pagliatone”: …ma che sei convinta che stanno le telecamere?…io ti do in fronte….io ti do in fronte..io ti uccido di mazzate”.
E ancora: “tu non devi mangiare più, tu non devi mangiare proprio più, zoccolona”: “Se vieni di qua abbuschi”: “vuoi due schiaffi?”: “fammiti attaccare, fammiti legare”: “dammi un lenzuolo, fammela attaccare”: “Vuoi vedere che ti spacco la mazza in testa?”, “mo’ che viene Difeo te lo faccio mettere pure in culo”: “io ti sparo in bocca”; “vattene da qua sennò ti infilo il coltello dentro la gola”; “ehi, ti spacco la faccia”: “io ti ammazzo a te”: “ci devo dare con il cuppino in testa fino a quando ci torna la memoria”; “ti devo spaccare la testa”; “se vengo là ti do una capocciata che ti rompo anche a te la testa”; “uccidila, uccidila per favore”: “mo’ ti devo chiudere nella stanza”: “ti butto di sotto”, “ti devo spezzare il braccio”: “silenzio, sennò ti spacco la faccia”, “ti taglio la testa (mimando il gesto del taglio della gola)…io ti ficco il coltello da qua (indicando il collo) e te io faccio uscire dal naso”: “Se potessi ucciderti ti ucciderei”. Le donne ingiuriate pesantemente con queste espressioni: “pazza da manicomio”: “zoccola”; “scema”; “brutta palla di lardo”: “porca maiala”: “devi morire… questa figlia di puttana, zoccola, zö”: “bocchinara”: “pazza di merda”: “pianta malata”: “troia di merda”: “porca maiala”; “merdaccia”: “porca di merda”: “animale”; “malata di merda, ruba galline”; “mongoloide”.
I nomi
Sul banco degli imputati, Anna Maria Amodio, Pasquale Andriotta, Giuseppe Antonucci, Aurelio D’Ambrosio, Antonio D’Angelo, Francesca D’Angelo, Vittorino De Santis, Damiano Difeo, Gianmarco Pio Gaeta, Savino Giampietro, Vincenzo Lombardi, Antonio Macajone, Antonio Melfi, Ciro Mucciarone, Antonio Pio Pagliuso, Michele Partipilo, Anna Antonietta Perrella, Salvatore Ricucci, Antonio Roberto, Aldo Rosiello, Nicola Scopece, Rosa Cocomazzi, Anna Sanna, Assunta Santarsiero, Luigi Surgo, Jean Francois Vitale e Teresa Longo.









