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Home - Giunta Decaro, malumori in parte del centrosinistra: il Pd salentino protesta, ma il presidente tira dritto

Giunta Decaro, malumori in parte del centrosinistra: il Pd salentino protesta, ma il presidente tira dritto

Tra accuse di esclusione, richieste di chiarimenti e tensioni interne, la nuova squadra regionale segna una prova di forza politica

Di Redazione
18 Gennaio 2026
in Politica, Puglia
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Insorge il Pd salentino, protestano i dem brindisini, i Popolari di Gianni Stea parlano apertamente di “furto di voti” per il mancato assessorato. Ma le fibrillazioni che attraversano il centrosinistra pugliese non sembrano scalfire la prova di forza messa in campo dal presidente della Regione Antonio Decaro con la sua nuova giunta. Una squadra costruita, come osserva La Gazzetta del Mezzogiorno, lungo una linea di continuità politica e relazionale avviata ben prima del voto, fatta di affinità consolidate e rapporti strutturati.

Le deleghe pesanti e la cerchia fidata

Non è un caso che le deleghe più rilevanti – Sviluppo economico, Bilancio, Sanità e Agricoltura – siano finite nelle mani di figure considerate storicamente vicine all’eurodeputato dem, con cui hanno condiviso anche gli ultimi passaggi amministrativi dell’era Michele Emiliano. Accanto a Eugenio Di Sciascio, Francesco Paolicelli, Sebastiano Leo e Donato Pentassuglia, Decaro può contare anche sulla memoria storico-amministrativa di Fabiano Amati, rimasto fuori dal Consiglio regionale per gli effetti della legge elettorale ma ancora centrale negli equilibri politici.

Le scelte condivise con Roma, meno con il Pd

Nelle interlocuzioni con i partiti, Decaro ha dialogato direttamente con i leader nazionali. La scelta di Marina Leuzzi per Alleanza Verdi Sinistra, ritenuta preferibile ad altre ipotesi, è stata condivisa con Nicola Fratoianni e Nichi Vendola. Quella di Cristian Casili, nominato vicepresidente della giunta, è maturata nel confronto con Giuseppe Conte.

Più complesso il rapporto con la segreteria nazionale del Pd. Michele Emiliano è stato relegato a un ruolo di consulente giuridico, Loredana Capone, vicepresidente nazionale dell’assemblea dem, non è mai entrata nel novero dei papabili assessori e la parità di genere è stata sacrificata per far quadrare uno schema politico definito da più parti spregiudicato. Il “recupero” di Raffaele Piemontese viene letto come un riconoscimento in extremis del peso del cosiddetto “sindacato di territorio”.

La doppia copertura a sinistra

La giunta, come evidenzia La Gazzetta del Mezzogiorno, offre una doppia copertura sul fronte progressista. Marina Leuzzi, con un passato in “Bari partecipa”, può intercettare le istanze più radicali, soprattutto in materia di urbanistica. Silvia Miglietta, alla Cultura, rappresenta un ponte tra movimenti, associazionismo e un progressismo plurale, capace di dialogare anche oltre i confini tradizionali della sinistra.

La protesta del Pd salentino

I mugugni del Pd salentino sono emersi apertamente. A Novoli Decaro ha incontrato Loredana Capone e Stefano Minerva, che ha diffuso una nota dai toni responsabili lasciando intendere una possibile disponibilità al ruolo di capogruppo. Sullo sfondo resta il tema della mancata parità di genere e della rappresentanza territoriale, con l’ipotesi di una conferma di Capone alla guida del Consiglio regionale.

A rompere definitivamente la pax è stato il documento del segretario provinciale del Pd leccese Luciano Marrocco, che denuncia la mancata valorizzazione della provincia di Lecce, rimasta senza assessori nonostante il Pd sia stata la lista più votata. “Risulta incomprensibile – scrive Marrocco – come nella provincia di Lecce tutti i partiti esprimano un assessore tranne il Pd”. Una critica che investe anche il metodo: “Non degno dello spirito di comunità che pure ci vantiamo di possedere”.

Una resa dei conti annunciata

Il dato politico, sottolineato ancora da La Gazzetta del Mezzogiorno, è netto: oltre 73.000 preferenze, il miglior risultato di sempre per il Pd leccese alle regionali, non si sono tradotte in un ruolo di governo. Da qui la richiesta di una resa dei conti interna e di spiegazioni al partito regionale, accusato di non aver saputo condurre una trattativa rispettosa dei territori.

Sotto il tappeto del Pd, insomma, c’è una “focara” accesa. E la gestione di queste tensioni sarà uno dei primi veri test per Antonio Decaro, che anche in questa fase ha ribadito, da Lecce a Bari fino a Roma, la sua autonomia politica e decisionale.

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Tags: Antonio DecaroGiunta regionalela gazzetta del mezzogiornoLoredana CaponeLuciano Marroccopdpolitica puglieseregione puglia
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