Una città che sprofonda in un abisso di violenza e degrado, mentre le risposte istituzionali vengono giudicate insufficienti o addirittura negate. È il quadro tracciato da Francesco Borgese, esponente di Noi Moderati, che interviene duramente dopo l’ennesimo fatto di sangue: l’uccisione del 34enne Alessandro Moretti, freddato a colpi di pistola nella serata di ieri.
Secondo Borgese, l’agguato mortale si inserisce in un contesto ormai fuori controllo, aggravato da una gestione della sicurezza e del decoro urbano che non rispecchierebbe la realtà vissuta quotidianamente dai cittadini.
Via Scillitani e la tragedia che divide la città
Nel mirino finisce anche la tragedia di via Scillitani, dove nei giorni scorsi ha perso la vita Simone Raucea, investito mentre attraversava la strada. Un episodio che, per Borgese, è diventato il simbolo di uno scollamento totale tra il palazzo e il territorio. Da anni, denunciano i residenti, quella strada sarebbe buia e pericolosa, ma la sindaca Maria Aida Episcopo avrebbe definito “efficiente” l’illuminazione nel punto dell’impatto.
Una dichiarazione che Borgese contesta con forza, parlando di un’unica fonte luminosa visibile e di “un insulto a chi percorre quotidianamente quel tratto di asfalto al buio”. Negare l’evidenza, secondo l’esponente di Noi Moderati, non sarebbe solo una difesa politica, ma una mancanza di rispetto verso una giovane vita spezzata e verso la sicurezza di tutti i foggiani.
Quartiere Ferrovia, sicurezza proclamata e realtà opposta
Non va meglio, nella ricostruzione di Borgese, nel Quartiere Ferrovia. Qui la percezione di insicurezza sarebbe ai massimi storici, nonostante le rassicurazioni dell’assessore alla Sicurezza Giulio De Santis, che avrebbe parlato di problemi “completamente risolti” o comunque sotto controllo.
Parole che, secondo Noi Moderati, si scontrano frontalmente con la realtà di risse, tentate rapine e un mercato dell’illegalità che continuerebbe a prosperare alla luce del sole. Definire il quartiere “risanato” mentre i residenti si barricano in casa e i commercianti chiudono, viene giudicato una narrazione distorta che mina la fiducia nelle istituzioni.
Commercianti nel mirino e cittadini lasciati soli
Borgese richiama anche episodi avvenuti nelle aree limitrofe al Quartiere Ferrovia, dove vittime dell’insicurezza sono stati prima il commerciante Simone e poi il titolare di Massimo Gioielli, costretto a difendersi da una rapina a mano armata. Una spirale pericolosa che, pur senza giustificarla, spinge alcuni cittadini a farsi giustizia da soli.
Fa discutere, secondo Noi Moderati, l’attenzione istituzionale rivolta alla ricerca del proprietario di un furgone che ha difeso il proprio lavoro dall’ennesimo danneggiamento, senza però attivare strumenti utili a comprendere e affrontare la fragilità di soggetti che rappresentano un potenziale pericolo per la collettività. Un segnale, denuncia Borgese, di servizi sociali che non monitorano adeguatamente situazioni di disagio.
Il nodo dell’esercito e le richieste alla città
Nel mirino finisce anche la scelta dell’amministrazione di non volere la presenza dell’esercito a Foggia, misura che invece, secondo Borgese, a Bari starebbe funzionando come deterrente contro la microcriminalità.
Per Noi Moderati, la città non ha bisogno di comunicati trionfalistici o di smentite sulla luminosità delle strade. Servono interventi immediati e concreti: illuminazione potenziata sulle arterie principali, un presidio fisso e reale nel Quartiere Ferrovia e risposte serie contro la criminalità organizzata, soprattutto dopo il ritorno delle armi in mezzo alla gente.
“Senza sicurezza e verità Foggia resta al buio”
Il messaggio finale è netto. Per Borgese, il tempo delle scuse e del negazionismo è scaduto. Senza sicurezza e senza verità, Foggia rischia di restare una città al buio, non solo in senso metaforico.










