Sull’episodio avvenuto lo scorso 11 gennaio in via Piave, interviene il gruppo Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia, chiedendo massima cautela nelle parole e chiarezza nella ricostruzione dei fatti. Una presa di posizione che nasce dalla necessità, spiegano, di evitare semplificazioni o etichette improprie, soprattutto quando si parla di episodi che incidono direttamente sulla sicurezza di residenti e commercianti.
Secondo quanto riferito dal gruppo, sulla base di contatti diretti con i titolari dell’attività coinvolta, si parla certamente di un tentato furto, con un contatto fisico che avrebbe provocato graffi alla moglie del titolare durante i momenti concitati dell’azione.
La distinzione tra tentato furto e tentata rapina
Nel chiarire la dinamica, il gruppo sottolinea un passaggio centrale: è l’eventuale presenza di violenza o minaccia, anche nella fase di fuga, che in astratto potrebbe far rientrare episodi di questo tipo nel perimetro della tentata rapina. Tuttavia, precisano, stabilire l’esatta qualificazione giuridica dell’accaduto spetta esclusivamente alle autorità competenti. “Noi non abbiamo né gli atti né le competenze per etichettare giuridicamente l’episodio”, ribadiscono, invitando a non trasformare il dibattito pubblico in un tribunale parallelo.
La testimonianza raccolta dal gruppo
A supporto della ricostruzione, Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia riporta una testimonianza diretta, attenendosi il più possibile alle parole ricevute da un residente che ha parlato con il titolare del negozio.
“Un uomo è entrato e ha iniziato a girare tra gli scaffali. Ha visto la moglie del titolare con il cellulare in mano e ha pensato che non lo stesse controllando. In realtà lei faceva finta di guardare il telefono, ma alzava spesso gli occhi e lo teneva d’occhio anche grazie alle telecamere presenti nel locale. Convinto di non essere visto, l’uomo ha preso due cappelli e li ha infilati nel giaccone. È ripassato davanti alla moglie, poi si è spostato più avanti e avrebbe preso anche un oggetto elettronico. Successivamente ha preso altra merce e l’ha nascosta nei pantaloni, davanti, chiudendo il giaccone”.
Il tentativo di fuga e l’intervento delle pattuglie
La situazione sarebbe degenerata quando la donna ha avvisato il marito, che si trovava sul retro dell’attività. “Quando si è accorto di essere stato scoperto, l’uomo ha tentato la fuga ed è stato rincorso. Nel trambusto la moglie si è graffiata alle braccia. I due agenti della Polizia Locale presenti in zona, sentite le urla, sono intervenuti e hanno chiesto rinforzi. La refurtiva, alla fine, sarebbe stata recuperata direttamente dai titolari”.
Il nodo della refurtiva e gli accertamenti futuri
Un altro aspetto evidenziato dal gruppo riguarda la perquisizione effettuata successivamente, durante la quale non sarebbe stato rinvenuto nulla addosso al soggetto. La refurtiva, sempre secondo quanto riferito, sarebbe stata recuperata autonomamente dai titolari nei concitati momenti dell’episodio. Anche su questo punto, sottolineano, saranno eventuali denunce e gli accertamenti delle forze dell’ordine a fare piena luce.
“Non va minimizzato, non è una fake news”
Il gruppo Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia respinge con forza ogni tentativo di minimizzazione dell’accaduto. “Non è una fake news solo perché al momento della perquisizione non c’era merce addosso al soggetto”, spiegano, ricordando come, sempre secondo quanto segnalato, sul posto sarebbero intervenute numerose pattuglie delle forze dell’ordine, fino a otto, a dimostrazione della serietà dell’episodio.
La richiesta: sicurezza e controlli continui
Il messaggio finale è chiaro: al di là delle definizioni giuridiche, si tratta di un fatto grave avvenuto in un quartiere che convive da tempo con tensioni e reati. “Non puntiamo il dito”, spiegano dal gruppo, “ma chiediamo chiarezza e controlli continui ed efficaci”, perché residenti e commercianti hanno diritto a vivere e lavorare senza paura.









