L’Ufficio elettorale centrale ha confermato i calcoli effettuati dalla prefettura di Bari, proclamando ufficialmente i 50 consiglieri regionali eletti all’indomani delle elezioni di novembre. Ma, come già accaduto nel 2020, anche questa tornata rischia di finire davanti ai giudici amministrativi. Una possibilità tutt’altro che remota, legata a una legge elettorale regionale che dal 2015 a oggi continua a generare interpretazioni contrastanti.
Secondo quanto ricostruito da La Gazzetta del Mezzogiorno, il contenzioso non riguarderebbe stavolta il numero dei seggi attribuiti con il premio di maggioranza, ma la loro assegnazione concreta, cioè l’ultima fase dello scrutinio. Una fase che dovrebbe essere regolata da una sentenza del Consiglio di Stato del 2021, ma che in almeno uno dei casi più delicati non sarebbe stata applicata correttamente.
Come funziona la legge elettorale pugliese
La normativa prevede che i primi 23 seggi vengano assegnati su base proporzionale, prima con i quozienti provinciali e poi con i resti a livello regionale. I restanti 27 seggi sono invece attribuiti su base maggioritaria e servono a garantire il premio di maggioranza alla coalizione vincente. Nel caso di Antonio Decaro, la coalizione ha raggiunto il massimo previsto: 29 consiglieri.
È proprio nella distribuzione di questi seggi maggioritari che si annidano le criticità. La legge stabilisce che i seggi vengano assegnati “per scorrimento”, seguendo la graduatoria decrescente dei voti residui espressi in percentuale rispetto al quoziente elettorale circoscrizionale, partendo dalla prima circoscrizione che non ha ancora ottenuto un seggio.
“Decaro presidente”, a Foggia rischia Scapato
La lista civica Decaro presidente ha ottenuto tre seggi nella fase proporzionale, uno a Bari e due attraverso i resti a Foggia e Lecce, e quattro seggi nella fase maggioritaria. La graduatoria dei voti residui era Foggia, Lecce, Taranto, Bari, Bat e Brindisi.
Applicando la norma, l’Ufficio elettorale ha iniziato da Taranto, poi ha “saltato” Bari perché già assegnataria di un seggio proporzionale, proseguendo con Bat e Brindisi, per poi tornare a Foggia, che ha così ottenuto il secondo seggio maggioritario. In questo modo è entrato Giulio Scapato, secondo eletto a Foggia, mentre è rimasta fuori Francesca Bottalico, seconda a Bari.
Una procedura che, come ricorda La Gazzetta del Mezzogiorno, il Consiglio di Stato ha già giudicato illegittima: non garantisce la rappresentatività territoriale, che Palazzo Spada ha chiarito “deve essere intesa restrittivamente in conformità con la sua ratio”. In sostanza, una volta individuata la prima provincia senza seggi, non si dovrebbe saltare nessuna circoscrizione nel proseguire l’assegnazione.
Pd e Fratelli d’Italia: altri due casi sotto osservazione
Dubbi analoghi riguardano anche il Partito Democratico e Fratelli d’Italia. Nel caso del Pd, il problema nasce dal fatto che nella fase proporzionale il partito ha ottenuto seggi in tutte le province, una situazione non espressamente prevista dalla legge. Poiché la graduatoria dei voti residui partiva dalla Bat e i seggi da assegnare erano sette, la Bat ha finito per ottenere due consiglieri.
Per Fratelli d’Italia, invece, la graduatoria dei residui vedeva in testa Foggia, seguita da Taranto, Lecce, Brindisi, Bat e Bari. Poiché la Bat non aveva ottenuto seggi nella fase proporzionale, da lì avrebbe dovuto iniziare l’assegnazione dei sei seggi maggioritari. In base a questa lettura, sarebbe dovuta essere Bari ad avere due consiglieri, e non la Bat.
Ricorsi possibili, ma tempi incerti
I ricorsi in materia elettorale, sulla carta, dovrebbero seguire una corsia preferenziale: vanno presentati entro 30 giorni dalla proclamazione degli eletti e notificati insieme al decreto di fissazione dell’udienza. Nella pratica, però, i tempi rischiano di allungarsi. Nella scorsa legislatura, l’ultima decisione del Consiglio di Stato arrivò solo a novembre 2022, due mesi dopo la chiusura delle urne.
Un precedente che lascia aperta più di una incognita e che, ancora una volta, mette Foggia al centro di un intreccio tra diritto elettorale, rappresentanza territoriale e possibili battaglie giudiziarie.












