L’atroce investimento del venticinquenne foggiano Simone Raucea in Via Scillitani, mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, nella serata dell’Epifania, ha riaperto, anche con toni polemici, il dibattito sulle zone 30 e su quanto mettere in atto per le vie della città per incrementare il senso civico degli automobilisti e tentare di debellare gli incidenti stradali mortali.
È intenso il dibattito nel campo largo progressista e nella Giunta guidata dalla sindaca Maria Aida Episcopo. Ai funerali della giovane vittima erano presenti l’assessora al Traffico Daniela Patano, l’assessore ai Lavori Pubblici, l’ingegner Pino Galasso, esperto trasportista, l’assessore alla Legalità Giulio de Santis, l’assessore alle attività produttive Lorenzo Frattarolo, l’onorevole Giorgio Lovecchio e il consigliere Francesco De Vito.
Patano e Galasso si stanno confrontando con il comandante della Polizia Locale Vincenzo Manzo, con l’idea che l’amministrazione non abbia nessuna colpa nella morte di Simone, perché nel punto in cui il giovane è stato travolto la via è illuminata, il passaggio pedonale è accettabile e in generale la visibilità è assai sgombra da impedimenti di ogni sorta.
Qual era la velocità dell’investitore? È utile apporre dispositivi per il controllo della velocità in strade a lunga percorrenza? Sono decine le sentenze che ribaltano le multe erogate dagli autovelox in tutta Italia, nessuno dei quali omologati.
Gli amministratori sono molto cauti. Secondo Galasso è poco “rispettoso” anche nei confronti delle vittime riaprire polemiche e dibattiti strumentali solo all’indomani di un evento tragico e senza considerare gli aspetti precipui di ogni incidente. Via Scillitani, nel tratto della tragedia, è una strada a lunga percorrenza- un lungo rettilineo a due corsie con un solo senso di marcia- e non potrebbe essere inserita dentro una zona 30, osserva l’assessore, che pure è favorevole all’intervento urbanistico per la riduzione del limite della velocità.
“C’è di sicuro una emergenza a Foggia ed è quella di far ridurre la velocità, su questo dobbiamo lavorare, ma servono tempo e risorse per programmare interventi mirati, strada per strada”, rimarca l’ingegnere a l’Immediato.
Se a Bologna o a Milano o in tutta l’Umbria le amministrazioni sono arrivate anche all’installazione di autovelox in centro cittadino è perché sono molto avanti nella trasformazione viaria delle città, laddove invece a Foggia occorre confrontarsi con altre priorità molto più prosaiche, come il manto stradale divelto, il rifacimento delle strisce pedonali cancellate, l’allestimento di eventuali rotatorie, che da anni sono in via temporanea in molte aree della città.
A Bari Galasso insieme all’allora Giunta Decaro ha concepito per le strade che intersecano Via Sparano, dove c’è un forte flusso pedonale, i cuscinetti berlinesi, ossia degli speciali dossi che fanno rallentare le auto ma non altri tipi di veicoli che invece devono poter transitare senza problemi, come le ambulanze, i bus o i mezzi di soccorso. Anche i dossi infatti non sono omologati e impediscono alle ambulanze di percorrere le vie a velocità sostenuta.
Anche a Foggia occorre pensare a degli strumenti che disturbano e fanno rallentare le auto. Rotatorie alle intersezioni, cuscinetti berlinesi, strisce leggermente sopraelevate, semafori a chiamata, strade della giusta larghezza (3,5 metri e non oltre) in modo da impedire infrazioni, sorpassi azzardati, macchine parcheggiate in doppia fila.
Nei pressi delle scuole gli assessori stanno immaginando il kiss&ride, un metodo che consente ai genitori di accompagnare i bambini e di trovare parcheggio per una sosta brevissima, mai superiore ai 15 minuti, interdetta invece con un divieto di sosta nei tempi di ingresso e di uscita agli altri automobilisti, senza figli. Anche su questo piccolo strumento però Patano e Galasso si stanno scontrando contro resistenze e mantenimento dello status quo di residenti e commercianti.
“Nelle quattro piazze che stiamo per rigenerare abbiamo attuato una riduzione delle carreggiate, come su Via della Repubblica o Via Conte Appiano; ogni volta che presentiamo una trasformazione urbana però ci troviamo di fronte a critiche, lamentele. Serve tempo. Se era così scontato debellare gli incidenti perché chi era prima di noi non l’ha fatto?”, l’interrogativo del trasportista.










