Foggia torna a fare i conti con una polemica esplosa nelle ore successive al Capodanno. Al centro della vicenda una festa organizzata per ragazzi in un capannone cittadino, finita sotto accusa dopo la denuncia pubblica di Manuela Maria Pesante, diventata rapidamente virale sui social.
La denuncia partita dai social
“Vergogna”. È così che si apre il post con cui la donna racconta quanto accaduto al figlio e a molti altri giovani presenti all’evento. Secondo la ricostruzione, i ragazzi avrebbero pagato 50 euro per l’ingresso e 3 euro aggiuntivi per il servizio guardaroba. Una volta terminata la serata, però, la sorpresa amara: felpe e giubbotti spariti.
Non si sarebbe trattato di un episodio isolato. “Non uno, ma a lui e ad almeno metà dei ragazzi presenti”, scrive Pesante, parlando di un furto diffuso che avrebbe coinvolto numerosi partecipanti.
Guardaroba a pagamento e responsabilità
La protesta si concentra soprattutto su un punto: il guardaroba non era gratuito, ma un servizio pagato. “Non un favore, ma un servizio”, sottolinea la madre, che accusa gli organizzatori di non aver garantito controlli, sicurezza e una gestione adeguata.
Un tema che apre interrogativi più ampi sulle responsabilità di chi organizza eventi destinati a minorenni. “Chi organizza eventi per ragazzi ha dei doveri, non solo il diritto di incassare soldi”, si legge nel post.
Famiglie senza risposte
A rendere ancora più grave la situazione, secondo la denuncia, sarebbe l’assenza di spiegazioni o prese di posizione da parte degli organizzatori. “Furti, silenzi e zero assunzione di responsabilità”, è l’accusa che rimbalza sui social, dove in molti hanno espresso solidarietà alle famiglie coinvolte.
La richiesta è chiara: spiegazioni, assunzione di responsabilità e conseguenze per eventuali errori organizzativi.
Una polemica che interroga la città
Il caso ha riacceso il dibattito sulla gestione degli eventi privati a Foggia, soprattutto quando coinvolgono adolescenti. Costi elevati, sicurezza, controlli e tutela dei partecipanti tornano al centro della discussione, con un messaggio che la madre affida alla città: “Questo non è un inconveniente, è mala organizzazione”.
Un episodio che, al di là dei singoli furti, solleva una questione più ampia di fiducia, responsabilità e rispetto verso le famiglie.












