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Home - Trivelle, gli ambientalisti chiedono il ricorso alle Regioni. Puglia già sul piede di guerra

Trivelle, gli ambientalisti chiedono il ricorso alle Regioni. Puglia già sul piede di guerra

Di redazione
8 Gennaio 2016
in Turismo
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Il Coordinamento ‘Trivelle Zero del Molise’ ha chiesto ufficialmente alle Regioni Molise, Abruzzo e Puglia di ricorrere al Tar dopo la recente concessione del permesso di ricerca di idrocarburi in Adriatico rilasciata alla società Petroceltic srl di Roma. L’autorizzazione riguarda un’area di 373 chilometri quadrati tra Vasto (Chieti), Termoli e le Isole Tremiti (Foggia), ad una distanza di 13,4 miglia marine dal litorale e dalle isole.
Prevede l’uso della tecnica di energizzazione sismica tramite Air-gun per 20 giorni (secondo tempi solo stimati) su una superficie di 200 chilometri. La stessa società proponente dichiara inoltre di non poter precisare le zone esatte che saranno interessate dai potentissimi spari di aria compressa. “Così come sono stati illustrati i pericoli di incidenti, sversamenti, esplosioni e contaminazioni del suolo e del mare che le attività di estrazione di idrocarburi portano inevitabilmente con sé”, hanno dichiarato dal Coordinamento.
Per questi motivi abbiamo ritenuto opportuno rivolgere una pressante richiesta ufficiale a tutti gli enti locali coinvolti, incluso il Parco Nazionale del Gargano, perché attivino immediatamente un ricorso al Tar per fermare la valanga di autorizzazioni che come da noi previsto sta per abbattersi sull’Adriatico e sul suolo molisano, e non solo. Soltanto una sentenza del Tar può bloccare queste autorizzazioni, senza la via giudiziaria istituzionale non si possono avere sospensive.
Nel contempo va percorsa ovviamente anche la strada referendaria, che sarebbe imprudente abbandonare, in una situazione in continua evoluzione legislativa”.

Le reazioni

Dopo il Movimento 5 Stelle che ha bollato negativamente il provvedimento con una dichiarazione del consigliere regionale Rosa Barone, arriva la nota del presidente del Gruppo Movimento Schittulli-Area Popolare, Giannicola De Leonardis.
“La notizia del decreto rilasciato dal Direttore generale per la Sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche, che autorizza il permesso di ricerca per idrocarburi nel mare Adriatico richiesto ancora una volta dalla società Petroceltic (con una concessione riguardante un’area di 373 chilometri quadrati lungo la costa tra Vasto, Termoli e le isole Tremiti, ad una distanza di 13,4 miglia marine dal litorale e dalle isole), rilanciata dai media molisani dopo la lettura del numero 176 del Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse -pubblicazione mensile del Ministero dello Sviluppo economico, chiuso il 31 dicembre scorso – è francamente sconcertante. Dopo la firma proprio a Termoli della Carta in difesa del Mare Adriatico; dopo anni di lotte e mobilitazioni trasversali in difesa dell’ambiente, dell’ecosistema marino, della pesca, del turismo; dopo la denuncia dei rischi e dei pericoli legati a possibili incidenti, sversamenti, esplosioni e contaminazioni del suolo e del mare che le attività di estrazione di idrocarburi comportano; e soprattutto dopo i referendum promossi da dieci Regioni italiane (la Puglia in prima linea) per ribadire la ferma e decisa volontà dei territori e dei cittadini, prima ancora che delle amministrazioni ed enti locali, di preservare e difendere un patrimonio di valore inestimabile. Il Governo nazionale, dopo i paletti imposti in materia nella Legge di Stabilità approvata lo scorso 22 dicembre, inerenti proprio la tutela delle coste, sembrava aver recepito le nostre istanze e fatto un deciso passo indietro: ma adesso – a meno di auspicabili smentite, chiarimenti e correzioni – sembra di essere tornati al punto di partenza, a un passato che speravamo fosse finalmente e positivamente archiviato, e a un nuovo scontro istituzionale, con gli iniziali e immediati ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali per richiedere una immediata sospensiva”.

Tags: AdriaticoEmilianoPetrocelticPetrolioRenziTrivelle
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