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Home - Appalti e pressioni: rinviato a giudizio l’ex assessore regionale Pisicchio. Con lui a processo anche il fratello

Appalti e pressioni: rinviato a giudizio l’ex assessore regionale Pisicchio. Con lui a processo anche il fratello

Secondo l’impianto accusatorio, la gara da 5,5 milioni per la riscossione dei tributi del Comune di Bari sarebbe stata alterata attraverso pressioni, favori e utilità. Contestato anche un secondo filone sulle fideiussioni false

Di Redazione
11 Dicembre 2025
in Bari, Cronaca
Alfonsino Pisicchio

Alfonsino Pisicchio

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Sono stati tutti rinviati a giudizio i nove imputati coinvolti nel procedimento che ruota attorno all’ex assessore regionale all’Urbanistica della Puglia, Alfonsino Pisicchio. La decisione arriva dal gup Nicola Bonante, che ha disposto l’apertura del processo davanti al Tribunale collegiale di Bari fissandone l’inizio per il prossimo 5 marzo. Tra le parti offese figurano Regione Puglia, Comune di Bari e Comune di Monopoli. La ricostruzione giudiziaria riprende quanto anticipato da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, che nei mesi scorsi aveva documentato gli sviluppi dell’inchiesta.

La gara da 5,5 milioni e le presunte pressioni

Il fascicolo riguarda la gara d’appalto indetta dal Comune di Bari per i servizi di supporto alla gestione e riscossione dei tributi comunali, un appalto dal valore di 5,5 milioni di euro. Secondo l’accusa, nel 2017 l’allora assessore regionale Alfonsino Pisicchio avrebbe esercitato pressioni, tramite il fratello Enzo Pisicchio, su dirigenti e funzionari comunali con l’obiettivo di favorire l’imprenditore Giovanni Riefoli, ritenuto vicino ai due fratelli, nell’aggiudicazione dell’appalto.

I reati contestati e il presunto sistema corruttivo

Ai fratelli Pisicchio e agli altri sette imputati – tra cui il dirigente comunale Francesco Catanese, il funzionario Gianfranco Chiarulli, l’imprenditore Vincenzo Iannuzzi, il broker assicurativo Cosimo Napoletano, l’assicuratrice Grazia Palmitessa e l’ex funzionario regionale Vincenzo Rinaldi – vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata allo Stato e falso materiale.

Per alcuni degli imputati la Procura ipotizza anche un sistema di false fatturazioni in favore di Giovanni Riefoli e di Enzo Pisicchio, nell’ambito di rapporti economici che sarebbero serviti a sostenere il presunto disegno illecito.

Denaro, assunzioni e favori: l’elenco delle utilità contestate

Secondo l’impianto accusatorio, i fratelli Pisicchio avrebbero svolto un ruolo di intermediari tra Riefoli e dipendenti comunali, intervenendo nelle fasi più delicate della procedura pubblica, soprattutto nei momenti di criticità legati ai ricorsi amministrativi e alle verifiche contributive sulle imprese partecipanti.

In cambio, Enzo Pisicchio avrebbe ricevuto 156mila euro in contanti e ulteriori benefici per oltre 52mila euro: mobili, feste private, dispositivi elettronici, un’automobile e l’assunzione fittizia della figlia presso una società riconducibile a Riefoli. Per Alfonsino Pisicchio, invece, le utilità contestate riguardano la promessa di assunzioni in aziende vicine all’imprenditore, che avrebbero coinvolto persone considerate strategiche in chiave elettorale.

Il ruolo di dirigenti e funzionari nella presunta alterazione della gara

Nel medesimo filone, a Francesco Catanese e Gianfranco Chiarulli viene contestato di aver favorito l’esito dell’appalto in favore della RTI guidata dalla Golem Plus con Creset e Arca Servizi, anche tramite richieste di assunzione di propri familiari. Secondo la Procura, l’intero impianto della gara sarebbe stato “artefatto” attraverso pressioni e accordi occulti che ne avrebbero compromesso la regolarità.

Fideiussioni false: il secondo troncone dell’inchiesta

Parallelamente, Cosimo Napoletano, insieme a Grazia Palmitessa e Vincenzo Rinaldi, è coinvolto in un secondo filone relativo a un presunto sistema di fideiussioni false destinate a imprese estrattive beneficiarie di fondi regionali ed europei. Secondo gli inquirenti, la falsificazione delle polizze avrebbe prodotto un profitto illecito di oltre 240mila euro, mentre le aziende che le presentarono avrebbero tratto un vantaggio di 7 milioni e 771mila euro, con gravi ricadute economiche sulla Regione Puglia e sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.

Il ruolo contestato a Rinaldi, funzionario del Servizio Attività Estrattive, riguarda l’accettazione delle polizze senza verifiche sostanziali, limitandosi – secondo la Procura – a controlli meramente formali. Un quadro che, come riportato anche da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, delinea un sistema complesso di presunte irregolarità amministrative e pressioni illecite.

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Tags: Alfonsino PisicchioappaltiBariComune di Baricorruzioneindaginiregione puglia
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