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Home - Lunghe file e tanta confusione, l’attesa dura un giorno al cup dei Riuniti. E meno male che c’è il “Fastbox”

Lunghe file e tanta confusione, l’attesa dura un giorno al cup dei Riuniti. E meno male che c’è il “Fastbox”

Di Michele Iula
13 Gennaio 2016
in Sanità & Salute
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Tempo di attesa: un giorno intero. È caos al centro unico prenotazioni (cup) degli Ospedali Riuniti di Foggia dopo l’attivazione, a inizio gennaio, del nuovo sistema gestito dal colosso Gpi di Trento, società che ha monopolizzato il settore in Capitanata (ha anche l’Asl, dopo una lunghissima vertenza con la Sepi). La nuova procedura, secondo i vertici di via Pinto, sarebbe “più precisa” perché processerebbe più di 50 passaggi rendendo schede più chiare per i reparti (in passato erano 10). Ma ai cittadini – e ai dipendenti – non piace affatto. Non fosse altro perché nella gran parte dei casi l’attesa dura più dell’orario stabilito di apertura degli sportelli.

“Prima eravamo in 4 e tutto funzionava meglio, adesso siamo in 5 e finiamo alle 11 di sera – commentano alcuni addetti alle casse -. Gestiamo oltre 1000 richieste al giorno e non riusciamo a smaltirle tutte con tempi decenti. Per qualcuno è colpa dei computer, ma secondo noi il problema è il nuovo sistema”. La direzione del secondo policlinico della Puglia ha dato mandato, attraverso il direttore amministrativo Michele Ametta, di acquistare nuovi monitor e computer. Per evitare l’ingorgo di centinaia di persone nello stesso istante, l’ex responsabile del personale ha chiesto di separare le cinque casse, spostando nel plesso della Maternità le esenzioni. Ma gli uffici non hanno recepito celermente il diktat, rimandando ogni riorganizzazione a lunedì prossimo (cosa che ha fatto imbestialire il manager di Torremaggiore, che questa mattina ha fatto un vero e proprio blitz-tour tra i corridoi).

Sistema Fastbox
Sistema Fastbox

“In un paio di giorni dovremmo risolvere, come succede per le novità serve sempre tempo per assimilarle – spiega a l’Immediato -. Stiamo cercando di uniformare il sistema alle impostazioni di Edotto, allineando le nostre procedure al meccanismo informatico regionale. Prima dell’informatizzazione perdevamo oltre 1000 prestazioni all’anno, per via dei tempi necessari al trasferimento dei dati a Bari e poi a Roma. Adesso puntiamo ad avere un monitoraggio preciso ed in tempo reale di ogni prestazione”. Solo che, se per il direttore generale Antonio Pedota la prospettiva è quella della “creazione di un Cup unico con l’Asl”, la prima fase della “sperimentazione” lascia sul terreno molte critiche.

“È dalle 8 di questa mattina che aspetto – dice una signora ai responsabili -, ho il numero 149 (alle 12 di oggi, NdR) mentre sul monitor siamo fermi al 55. Di questo passo non faccio in tempo oggi. Eppure ho preso una giornata di permesso al lavoro e mio figlio non è andato a scuola. Non possiamo subire sempre gli effetti dei fallimenti del sistema…”. Pedota, che fino a qualche tempo fa era al San Carlo di Potenza, aveva annunciato la “rivoluzione” delle prenotazioni attraverso “lo snellimento delle procedure” con l’ausilio di apparecchiature automatiche per gli esenti. A piazzare “Fastbox” (il sistema integrato per la lettura delle ricette) in via Pinto è il “Gruppo Servizi Informatici” di Potenza, la stessa società che ha gestito la partita in Basilicata (in una determina del 2015 è specificato il costo di un apparecchio: quasi 20mila euro). Saranno davvero queste le prove tecniche per portare il “modello San Carlo” a Foggia?

Tags: Antonio PedotaCupFoggiaGpiMichele Amettaospedali riunitiTrento
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