“Cari anonimi che infestate i social con insulti, denigrazioni, derisioni ed epiteti maschilisti che soddisfazione psicanalitica provate? Siete forse orrendi anche a voi stessi da avere bisogno di mascherarvi? Poi mascherarsi fino a che punto quando c’è dietro sempre un numero telefonico o un ID a cui risalire? Basta una ridondanza, una piccola gaffe o un cenno di stile per rendervi lo stesso inconfondibili pur se vi celate… Ma ad ognuno le sue soddisfazioni… le mie ad esempio sono alla luce del sole! Buonissima notte!”.
Con queste parole, affidate a un post pubblicato sui social, Maria Aida Episcopo ha denunciato l’ennesima ondata di odio ricevuta nelle ultime ore. La sindaca di Foggia è tornata a essere bersaglio di insulti e commenti denigratori, fenomeno che purtroppo la accompagna sin dai primi mesi del suo mandato.
Insulti, anonimato e body shaming: un copione che si ripete
Episcopo è spesso vittima di body shaming e attacchi personali, soprattutto su Facebook e sotto ai post del Comune o agli articoli della stampa locale. Un clima tossico che periodicamente si riaccende e che vede proliferare profili anonimi impegnati a colpirla non sulle scelte amministrative, ma sul piano privato e fisico.
La sindaca aveva già denunciato ufficialmente questo scenario nei mesi scorsi, sottolineando come l’odio digitale stia superando ogni limite. Anche questa volta, il suo sfogo nasce dopo l’ennesima pioggia di commenti offensivi.
L’annuncio: “Li porto in tribunale”
Nella sezione dei commenti al suo stesso post, Episcopo fa sapere che agirà per vie legali contro gli autori dei messaggi più gravi. Una scelta che conferma la volontà di non lasciare spazio all’impunità, soprattutto laddove si configurino reati come diffamazione e molestie.
Il messaggio è chiaro: l’anonimato non sarà più una scusa per aggredire. La prima cittadina intende andare fino in fondo, tutelando la propria dignità e quella dell’istituzione che rappresenta.
Il tema dell’odio online che colpisce le donne in politica
Il caso di Episcopo non è isolato. L’odio digitale rivolto alle figure femminili con incarichi pubblici è un fenomeno ampiamente documentato. Le donne in politica, più degli uomini, diventano bersaglio di commenti sulla forma fisica, sul corpo, sull’abbigliamento, sul tono di voce.
In questo contesto, il post della sindaca assume il valore di un atto pubblico di denuncia contro una violenza che non è meno grave solo perché avviene dietro uno schermo. Un appello affinché l’odio non venga normalizzato.
La reazione della città e il precedente delle denunce
Già in passato Episcopo aveva segnalato casi di cyberbullismo e attacchi mirati. Ora, la decisione di rivolgersi ai tribunali rilancia il tema della responsabilità personale in rete. Numerosi cittadini, nelle ore successive alla pubblicazione, hanno espresso solidarietà per la sindaca e condanna per i comportamenti degli haters.
La vicenda riapre un nodo sociale cruciale: quanto ancora possono essere tollerati gli attacchi personali contro le istituzioni locali? E quanto può durare il silenzio davanti a forme di violenza verbale ormai sistematiche?









