Il comparto del pomodoro da industria vive una fase di grande trasformazione e, allo stesso tempo, di forte vulnerabilità competitiva. È il quadro emerso nell’assemblea pubblica di ANICAV, svoltasi a Napoli nell’ambito de Il Filo Rosso del Pomodoro, dove istituzioni, imprese e attori della filiera hanno discusso criticità e prospettive partendo da un dato inequivocabile: il primato del Made in Italy resta solido, ma sotto attacco.
Dallo studio presentato da The European House – Ambrosetti si ricava una fotografia precisa: la filiera italiana, seconda al mondo per volumi trasformati e prima per prodotti destinati direttamente al consumatore finale, è chiamata a difendere una leadership sempre più complessa.
Le preoccupazioni non riguardano solo i mercati internazionali, dove l’escalation dei dazi USA e la concorrenza dei Paesi produttori a basso costo rischiano di erodere le quote italiane. Il vero fronte caldo è interno, soprattutto nel bacino del Centro-Sud, dove la provincia di Foggia rappresenta uno dei poli agricoli e industriali più rilevanti d’Europa.
Prezzi agricoli più alti al mondo e frammentazione produttiva: la pressione sul sistema foggiano
Il territorio foggiano ospita una parte fondamentale del distretto del pomodoro del Sud, una filiera che tiene insieme migliaia di aziende agricole, stabilimenti di trasformazione, imprese della logistica e del packaging. È un tessuto produttivo dinamico, ma anche fragile.
Il comunicato ANICAV descrive una realtà in cui le Organizzazioni di Produttori risultano numerose e troppo piccole. Nel bacino Centro-Sud se ne contano 32, contro le 12 del Nord, con un evidente squilibrio che riduce la capacità di concentrazione dell’offerta e indebolisce il potere negoziale degli agricoltori del Mezzogiorno, proprio mentre il costo della materia prima cresce senza precedenti.
Negli ultimi quattro anni, il prezzo del pomodoro è aumentato del 50%, con picchi del 67% al Sud. Un dato che rende più costoso produrre e trasformare nel territorio foggiano, dove i margini industriali sono storicamente più bassi. Questa dinamica rischia di comprimere sia la redditività agricola sia la sostenibilità degli stabilimenti, proprio in un’area che concentra una quota determinante dell’intera produzione italiana.
Il nodo infrastrutture: la partita dell’acqua e il ruolo strategico della diga di Occhito
Il cambiamento climatico e la fragilità delle infrastrutture idriche aggravano ulteriormente la situazione. L’assemblea ANICAV ha ribadito come il settore possa vivere solo con una gestione efficiente e costante dell’acqua. In questo contesto, la provincia di Foggia è al centro delle politiche future.
Il Ministero dell’Agricoltura ha annunciato proprio in questi giorni un intervento atteso da anni: la creazione di un collegamento infrastrutturale tra la diga di Occhito (Foggia) e quella del Liscione (Campobasso). Un’opera strategica che riguarda direttamente i produttori foggiani, offrendo maggiore sicurezza idrica alle aziende agricole del distretto e garantendo stabilità alle rese produttive nei prossimi anni.
Industria e agricoltura tra normative rigide, ETS e concorrenza globale
La filiera del pomodoro del Sud – e Foggia in particolare – paga anche la rigidità del quadro regolatorio europeo. Il divieto di molti agrofarmaci e fertilizzanti riduce le rese agricole proprio mentre Paesi concorrenti, non soggetti a tali restrizioni, aumentano la produzione a costi inferiori.
Allo stesso tempo, l’impatto del sistema ETS penalizza in modo strutturale le industrie di trasformazione, che operano con un’intensa stagionalità ed elevati consumi concentrati in un breve periodo dell’anno. Il comparto del pomodoro è l’unico dell’agroalimentare italiano ad essere compreso negli obblighi ETS, con un costo economico rilevante proprio per gli stabilimenti del Sud.
Mercati instabili e export in sofferenza: uno scenario che tocca da vicino Foggia
I numeri confermano le criticità: nel primo semestre 2025 l’export italiano è calato del 3,6% in volume e del 10,7% in valore, in gran parte per l’incertezza legata ai dazi statunitensi. Un colpo che pesa soprattutto sulle aziende del territorio foggiano, fortemente orientate ai mercati esteri, soprattutto in Germania, Regno Unito e Stati Uniti.
All’interno, i consumi sono sostanzialmente stabili, con un leggero calo di polpa e pelati, categorie che vedono nel territorio foggiano una delle principali aree di produzione.
ANICAV: servono governance forte, filiera unita e innovazione per reggere la competizione
Il presidente Marco Serafini ha richiamato la necessità di rafforzare la governance di filiera per raggiungere maggiore efficienza produttiva, ridurre i costi e proteggere il valore del pomodoro italiano. Ha ricordato che l’Italia paga agli agricoltori il prezzo più alto al mondo per il pomodoro destinato alla trasformazione, una scelta che tutela la qualità ma crea tensioni industriali, soprattutto nel Mezzogiorno.
Di fronte alla pressione dei nuovi produttori internazionali e alla volatilità dei mercati, “servono efficienza, investimenti tecnologici e capacità di programmare”, ha ribadito ANICAV, indicando negli accordi quadro e in un’interprofessione più forte gli strumenti per mantenere la competitività dell’intera filiera.
Il ruolo della provincia di Foggia: tra eccellenza agricola e necessità di riforme strutturali
La Capitanata resta una delle aree più vaste e produttive del pomodoro da industria in Europa. Ma è anche il territorio che più risente delle fragilità strutturali evidenziate da ANICAV: frammentazione delle OP, pressione sui costi, criticità idriche e sfide globali.
La competitività di tutto il comparto nazionale passa inevitabilmente dal rafforzamento del tessuto produttivo foggiano. Investimenti infrastrutturali, governance più solida e una maggiore integrazione tra agricoltori e industria sono oggi le leve decisive per garantire futuro a una filiera che, da Foggia a Parma, rappresenta un pilastro dell’agroalimentare italiano.










