L’immagine di una serata qualunque, trasformata in un incubo sotto la pioggia, è il punto di partenza della denuncia diffusa da Manu, madre foggiana vittima di un tentato furto mentre il figlio con grave disabilità si trovava ancora bloccato all’interno dell’auto. Un gesto criminale compiuto in pochi secondi, che però ha travolto un’intera famiglia, lasciando non solo danni materiali, ma una ferita emotiva che, come racconta la donna, “non meritavano”.
Il racconto della serata trasformata in paura
Secondo quanto ricostruito, ignoti hanno tentato di forzare il veicolo, riuscendo a mandare in frantumi un vetro e a sottrarre alcuni oggetti. Un’azione fulminea, interrotta soltanto dalla presenza dei vigilantes e dall’arrivo dei carabinieri. Eppure il vero dramma, nelle parole di Manu, non è ciò che è stato rubato, ma ciò che è stato messo a rischio: la presenza del figlio, un bambino con grave disabilità, rimasto all’interno dell’auto per oltre un’ora, totalmente indifeso, mentre fuori continuava a piovere.
Il cartellino identificativo del bambino era esposto. Il simbolo della carrozzina ben visibile. La donna sostiene di aver visto gli autori del gesto allontanarsi e afferma che anche loro avrebbero visto la famiglia accanto al veicolo. “Possibile che non abbiate provato nemmeno un minimo di vergogna?”, domanda con voce che, attraverso il suo racconto, non nasconde amarezza e sgomento.
Un colpo al cuore della quotidianità di una famiglia fragile
La donna descrive l’auto non come un semplice mezzo, ma come un pezzo fondamentale della loro vita. “Dentro questa macchina ci sono i sogni irrealizzabili di un bambino, le nostre rinunce, i nostri sacrifici”. Un significato che chi ha agito, evidentemente, non ha colto.
Racconta di non essersi accorta subito del danno, troppo concentrata nel far salire il figlio con la pedana. A scuoterla sono state le urla della figlia più piccola, scoppiata in un pianto isterico quando ha visto il vetro esploso. Da quel momento, la pioggia è diventata un dettaglio lontano: la scena, dice la donna, si è congelata in un istante di paura e impotenza.
Il ruolo dei carabinieri: “La loro umanità non si dimentica”
Nel buio di quella serata segnata dalla violenza, l’unica luce per la famiglia è arrivata dai carabinieri intervenuti rapidamente. Manu sottolinea la professionalità e la sensibilità dei militari, che hanno compreso immediatamente la situazione e l’impossibilità di far scendere il bambino dall’auto sotto la pioggia. Hanno aiutato madre e figli, li hanno rassicurati e scortati fino a casa, evitando ulteriori rischi.
Un gesto che, nella testimonianza della donna, emerge con forza: “In un momento così ingiusto, la loro presenza è stata l’unica cosa che ci ha fatto sentire meno soli”.
La determinazione della famiglia: “Non ci metterete le catene”
Nonostante la paura, nonostante il danno e la momentanea impossibilità di utilizzare l’auto – proprio in un periodo di festa, uno dei pochi momenti dell’anno in cui la famiglia riesce a vivere un po’ di serenità – il messaggio finale di Manu è di resistenza. Una promessa diretta a chi ha tentato di colpirli: “Torneremo esattamente dove avete cercato di ferirci. Perché noi siamo molto più forti della vostra piccolezza”.
Un grido di dignità che si unisce alla richiesta, gridata e silenziosa allo stesso tempo, di poter vivere la città senza paura e senza doversi chiedere, ogni volta, se il prossimo passo possa diventare una trappola.











