Alla vigilia del voto, la giunta regionale scioglie il nodo più pesante della sanità pugliese: le nomine dei nuovi direttori generali delle aziende sanitarie. Prevale la “linea Antonio Decaro”, come ricostruito oggi da Repubblica Bari, e i commissari scaduti il 15 novembre vengono confermati “per il tempo strettamente necessario”, cioè fino a un massimo di 30 giorni dall’insediamento del prossimo presidente della Regione.
Restano così al loro posto Tiziana Dimatteo (Asl Bt), Gregorio Colacicco (Asl Taranto), Giuseppe Pasqualone (Policlinico Riuniti di Foggia), Alessandro Delle Donne (Istituto oncologico di Bari) e Luigi Fruscio (Irccs De Bellis di Castellana Grotte). Una scelta che, da un lato, tutela la continuità amministrativa e assistenziale, come spiegato nella nota ufficiale della giunta; dall’altro, apre un fronte delicatissimo sul piano contabile e politico.
Le motivazioni ufficiali e il nodo giuridico
Nella comunicazione diffusa al termine della riunione, Palazzo della Regione giustifica lo stop alle nomine con la “fase politica e gestionale straordinaria” dovuta al passaggio di legislatura. Si fa riferimento alle sentenze della Corte costituzionale che permettono un commissariamento fino a 12 mesi, la strada considerata più lineare dal punto di vista giuridico.
Ma Repubblica Bari evidenzia anche l’insidia contabile: le figure commissariali continueranno a percepire compensi per mesi, nonostante la giunta avesse piena facoltà di procedere alle nomine entro la dead line del 30 settembre. Gli uffici, infatti, avevano già completato l’istruttoria e validato l’elenco degli idonei.
Lo scontro sotterraneo tra Emiliano e Decaro
La partita si è giocata anche sul piano politico. Ci sarebbe stato un momento in cui le nomine dei direttori generali sembravano imminenti, in un clima di raffreddamento tra il governatore Michele Emiliano e il candidato del centrosinistra Antonio Decaro. Quest’ultimo temeva di ritrovarsi alla guida della Regione con manager scelti dal suo predecessore, figura sulla quale aveva posto un veto politico nei mesi scorsi.
In campagna elettorale, però, la posizione di Decaro sulla sanità si è fatta chiarissima: decidere in autonomia, senza eredità né condizionamenti. Da qui l’accordo politico che ha portato Emiliano a fermarsi, rinunciando a nomine che avrebbe potuto legittimamente firmare. Un patto blindato al termine di tre giorni di trattative, con riunioni di giunta convocate, sconvocate e riconvocate anche da remoto.
La soluzione del super commissario e il pressing finale
Per evitare il rischio contabile legato a una proroga prolungata, era stata valutata l’ipotesi di un super commissario unico, nella persona del direttore del Dipartimento Salute Vito Montanaro. Una soluzione estrema per tenere il sistema in equilibrio senza esporre l’ente a possibili contestazioni. L’idea è però tramontata nel rush finale.
Decisivo, come riporta Repubblica Bari, l’intervento dello stesso Decaro nel confronto elettorale su Telenorba: “Credo sia corretto che le nomine le faccia chi guiderà la Regione. I direttori generali dovranno essere valutati per capacità, professionalità ed esperienza, e anche per il rapporto umano con i pazienti”. Parole che lasciano intuire un possibile allargamento della rosa dei candidati una volta eletto.
I fronti politici e le polemiche delle ultime ore
Nel dibattito pubblico non sono mancate frizioni. Il candidato del centrodestra Luigi Lobuono ha criticato apertamente il duello interno al centrosinistra: “Vedo che litigano su chi deve fare le nomine. Io farò scelte solo meritocratiche. Se vali lavori, se non vali fai un’altra cosa”.
Sul fronte interno a Decaro, invece, è intervenuto Ruggiero Mennea, della lista “Popolari per Decaro”, invitando a “diffidare da qualsiasi rassicurazione o impegno assunto in queste ore da chi, decaduto, non ha più titolo per farlo”. Parole che testimoniano il clima di sospetto e tensione intorno alle Asl negli ultimi giorni di campagna elettorale.
La decisione finale della giunta non chiude il dossier, ma lo congela fino all’arrivo del nuovo presidente. E la partita sui vertici della sanità pugliese si preannuncia tutt’altro che semplice.








