Il patrimonio archeologico torna a parlare nei luoghi della sua origine. Nel pomeriggio del 17 novembre, nella sede foggiana della Soprintendenza, il Comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze ha formalmente restituito 44 reperti di straordinaria importanza alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia. Si tratta di manufatti antichi, appartenenti alle culture etrusca, daunia-apula e sannitico-campana, trafugati da contesti tombali e votivi risalenti tra il VII e il III secolo avanti Cristo.
L’indagine partita da una segnalazione e il sequestro dei reperti
L’operazione nasce da una segnalazione della Soprintendenza di Pisa e Livorno: in un’abitazione privata erano stati rinvenuti 98 reperti archeologici privi di qualunque documentazione di provenienza. I Carabinieri del TPC hanno sequestrato l’intera collezione, appartenuta a una persona deceduta, mentre gli archeologi hanno avviato un’analisi tecnico-scientifica che ha permesso di ricondurre parte dei materiali alla Capitanata e alla BAT, territori storicamente segnati da produzioni daunie e magno-greche.
Gli esperti hanno evidenziato l’eccezionale unicità e qualità degli oggetti, probabilmente frutto di scavi clandestini avvenuti decenni fa.
Il ritorno a casa e la cornice normativa
La Procura della Repubblica di Pisa, in base all’articolo 91 del Codice dei Beni culturali, ha disposto la restituzione dei reperti allo Stato, riconoscendo la proprietà pubblica di tutti i materiali archeologici rinvenuti nel sottosuolo italiano dopo il 1909. Soltanto documenti di acquisto, lasciti o premi di rinvenimento possono giustificarne il possesso privato.
Così, 44 reperti – quelli riconducibili all’area dauno-apula e al territorio pugliese – sono stati assegnati alla Soprintendenza di Foggia e BAT, mentre gli altri sono tornati alla Soprintendenza di Pisa e Livorno.
Una collezione che testimonia la storia antica della Puglia
Il valore dei beni è altissimo: ceramiche a figure geometriche, vasi votivi, oggetti rituali e manufatti funerari provenienti da antichi corredi tombali. Reperti che raccontano l’identità di una terra che nel corso dei secoli ha intrecciato la propria storia con quella degli Etruschi, dei Dauni, degli Apuli e delle comunità sannitiche dell’Italia preromana.
La sinergia tra Carabinieri, Magistratura e Ministero della Cultura
La restituzione è stata definita dalla Soprintendenza “un momento di grande valore istituzionale e culturale”, che conferma l’efficacia della collaborazione tra il Comando Carabinieri TPC, la magistratura e il Ministero della Cultura nelle sue diramazioni territoriali.
Una sinergia che, ogni giorno, permette di recuperare e proteggere opere e reperti sottratti illegalmente al patrimonio collettivo del Paese. In questo caso, il ritorno a casa di una parte preziosa della storia pugliese rappresenta non solo un recupero materiale, ma un atto di memoria e identità restituito alla comunità.















