Si è svolto ieri a Foggia, nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università, il convegno dedicato alla “crisi” della figura del giudice e agli effetti della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Ospite centrale dell’appuntamento è stato Rocco Gustavo Maruotti, segretario nazionale dell’Associazione nazionale magistrati, foggiano, che ha espresso una posizione chiara e critica.
Secondo Maruotti, la riforma voluta dal Governo “non contribuirà in alcun modo all’efficienza della giustizia. I processi non si accorceranno di un giorno e le sentenze non saranno più giuste”.
Il vero nodo, sostiene, riguarda “la redistribuzione dei poteri dello Stato, che pone le condizioni per un controllo dell’esecutivo sull’esercizio dell’azione penale e dunque sulla magistratura”.
Il cuore del problema è l’indebolimento del Consiglio Superiore della Magistratura. Tre, secondo il segretario Anm, i passaggi più gravi: “Dividerlo in due, sorteggiare i suoi componenti ed escludere la funzione disciplinare, attribuendola a un’altra Corte. È la creazione di un tribunale speciale”.
Una scelta che, ribadisce, “non arrecherà alcun vantaggio ai cittadini”.
Per Maruotti la questione centrale non è il rapporto tra giudici e pm: “Il tema non è l’imparzialità e la terzietà del giudice dal pubblico ministero, ma la terzietà del giudice dalla politica”.
E aggiunge una metafora: “La politica deve essere pensata come un fiume in piena e la magistratura rappresenta i suoi argini”.
Sul fronte referendario, Maruotti ha confermato la linea dell’Anm: “Abbiamo deciso di costituire un nostro comitato per non mischiarci con la politica dei partiti. I sondaggi oggi danno in vantaggio il Sì, ma abbiamo cinque mesi per spiegare la riforma ai cittadini”.
E ricorda un precedente: “Anche nel 2016 il Sì alla riforma Renzi era avanti di dieci punti. Dopo tre mesi il trend cambiò”.









