Una donna di 52 anni, residente in un paese del Salento, finirà a febbraio 2026 davanti al Tribunale di Lecce con l’accusa di stalking nei confronti del sacerdote della sua parrocchia. La giudice per le indagini preliminari, Giulia Proto, ha disposto il giudizio immediato ritenendo il quadro probatorio “schiacciante”, come riportato da Repubblica Bari.
La misura arriva dopo che, lo scorso agosto, alla donna era già stato notificato un divieto di avvicinamento al prete, provvedimento che però non avrebbe mai rispettato. Il suo legale ha presentato istanza di rito abbreviato, scelta che potrebbe concludere il processo in tempi più rapidi e con un eventuale sconto di pena.
Dalle avance in chiesa agli inseguimenti
Secondo l’accusa, le condotte moleste sarebbero andate avanti per circa due anni. Tutto sarebbe cominciato tra i banchi della chiesa: la 52enne si sarebbe presentata puntualmente alla messa domenicale con abiti molto scollati, seduta sempre in prima fila e con lo sguardo fisso sull’altare, nel tentativo di attirare l’attenzione del sacerdote di cui si era invaghita.
Con il passare dei mesi il comportamento sarebbe diventato sempre più ossessivo. La donna avrebbe iniziato a pedinare il prete in ogni suo spostamento, arrivando a seguirlo anche fuori dal paese.
Il tentato investimento e la paura del sacerdote
L’episodio più grave risale al dicembre 2024, quando la donna, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe tentato di investire il sacerdote mentre quest’ultimo stava raggiungendo un amico per cena. Un gesto che avrebbe segnato un punto di non ritorno.
Da allora, il prete avrebbe iniziato a vivere nella paura: chiuso nel proprio studio, accompagnato negli spostamenti da amici fidati, timoroso persino di rientrare a casa per il rischio di essere seguito.
Neppure l’ammonimento del questore avrebbe fermato la 52enne, che avrebbe continuato a pedinare il sacerdote ovunque, fino a raggiungerlo in un parco dove era solito trascorrere alcuni momenti di relax.
Insulti in pubblico e nuove accuse
A maggio scorso la donna avrebbe raggiunto una sede di volontariato in una località marina dove si trovava il sacerdote, insultandolo e accusandolo di comportamenti “non consoni” al suo ruolo. Un’ulteriore conferma, per gli inquirenti, dell’incapacità di interrompere la condotta persecutoria.
Con il giudizio immediato disposto dalla gip, la vicenda entra ora nella sua fase giudiziaria decisiva. In attesa dell’udienza di febbraio, resta la richiesta di rito abbreviato che potrebbe definire il caso in anticipo.










