30 anni di scelte coraggiose. 1995-2025, da 30 anni la Fondazione Antiusura Buon Samaritano opera nella città di Foggia e nella provincia.
Una chiave per aprire possibilità, soluzioni e nuove vie è stata il simbolo dei festeggiamenti che la Fondazione ha voluto celebrare insieme alla comunità al Teatro Umberto Giordano ospitando il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
5000 famiglie accolte ed ascoltate, più di 16 milioni di prestiti erogati per ristrutturare debiti soffocanti. Questi e tanti altri i numeri che sono stati illustrati in un video, che ha ripercorso le tappe della FBS da don Fausto Parisi tra i fondatori ad oggi, e sul palco dal presidente storico, l’ingegner Pippo Cavaliere nel pomeriggio teatrale condotto dalla giornalista Antonella D’Avola.
“Questi numeri sono persone, affanni, cattivi pensieri, sono riscatti, rinascite, tragedie evitate – ha detto Cavaliere -. Quale scelta migliore del Ministro dell’Interno per celebrare i 30 anni della Fondazione. Abbiamo avuto sempre un rapporto molto stretto con la prefettura. Con i prefetti noi abbiamo ricevuto tantissimo per questo volevamo un Prefetto qui con noi per dimostrare la nostra gratitudine, quale migliore scelta se non Matteo Piantedosi, umile servitore dello Stato prima come Prefetto e adesso come Ministro. La sua presenza istituzionale è il regalo più bello che la Fondazione poteva ricevere. La sua presenza è la dimostrazione inconfutabile che lo Stato c’è ed è vicino a quella frangia fragile della popolazione che arriva in Fondazione. Il nostro fiore all’occhiello sono state in questi anni le costituzioni di parte civili. Lo abbiamo fatto per 30 volte e per 30 volte ne siamo usciti vincitori, in alcuni casi abbiamo avuto l’ardire di ricorrere in Cassazione. Come nel Processo Baccus, dove è stata confermata la condanna di primo grado con l’aggravante del metodo mafioso”.
Ha parlato della necessità di uno stile di vita sobrio che responsabilizzi a non contrarre debiti Monsignor Giorgio Ferretti, presidente onorario della Fondazione, che è una delle realtà laicali della Diocesi. “Mai fare il passo più lungo della gamba, mai fare debiti, mi diceva mio nonno, che era genovese – ha scherzato – quello della Fondazione è un volontariato motivato e disponibile: si deve avere il coraggio di denunciare. Questa provincia rischia di rimanere schiacciata dalle povertà. La mafia impone pizzo come uno Stato parallelo. Questa terra anela riscatto, non neghiamo i problemi ma ci vogliano impegnare a lottare per risolverli. Un ringraziamento ai volontari della Fondazione, il vostro servizio vi chiede di tenere lo sguardo fisso al cuore di Gesù. In nome del denaro non si possono uccidere i fratelli”.
Il dottor Luciano Gualzetti presidente della Consulta nazionale Antiusura ha ricordato la recente udienza dal Papa. “Dare credito significa dare fiducia alle persone che si trovano i macigni dei debiti. Le denunce sono sempre poche perché le persone hanno paura. Il nostro compito è quello di spiegare che una soluzione può esserci. Troviamo persone che si sono indebitate con 17 finanziarie”, ha spiegato.
“Sì parla di staffetta dei debiti, pur di non cadere protestate le persone fanno di tutto per trovare i soldi. Purtroppo spesso si affidano alla fortuna, l’azzardo è una conseguenza dell’impoverimento, ma anche un effetto dell’impoverimento. Perché quando uno è povero si affida alla fortuna. Siamo molto preoccupati dall’enorme quantità di offerta che c’è sul mercato e che intrappola molte delle persone che arrivano alle Fondazioni. 1 persona su 2 di chi è indebitata ha a che fare con l’azzardo”.
Importante anche il concetto di vittima. Dietro ogni istanza c’è una famiglia, c’è una sofferenza, dietro ogni denuncia che viene prodotta c’è una storia di umiliazioni. Ecco perché le Fondazioni svolgono un ruolo essenziale, come ha sottolineato Maria Grazia Nicolò commissaria del governo per l’antiracket, antiriciclaggio e antiusura.
“Le vittime vivono in una condizione di isolamento e soggiogamento nei confronti dell’usuraio”.
Durante l’incontro c’è stato spazio anche per un momento teatrale con il monologo di Michele Di Virgilio su testo di Enrico Ciccarelli sul dramma di un giocatore d’azzardo e per la premiazione dei 30 volontari della Fondazione che sono saliti sul palco e hanno ricevuto dal presidente Cavaliere una chiave, quale simbolo del loro impegno.
A chiudere la festa il ministro degli Interni, Piantedosi, che ha rimarcato la volontà di rialzarsi da parte di chi è sovraindebitato. “L’usura è una violenza sottile, un veleno che si insinua laddove manca il credito legale e spezza la fiducia nelle istituzioni, è una piaga che si nutre dell’isolamento delle persone, delle piccole imprese e di chi non ha più voce e non sa a chi rivolgersi. Il sovraindebitamento è spesso l’anticamera dell’usura: la difficoltà ad onorare un prestito, un mutuo, la perdita del lavoro, un evento familiare imprevisto possono trasformarsi tutti in una spirale che travolge la serenità delle famiglie. Se il sistema pubblico non offrono risposte tempestive e accessibili si apre uno spazio all’illegalità”.
Ci sono meno denunce di usura in Italia. “Quando c’è un calo delle denunzie non si sa mai quanto sia un dato favorevole. La criminalità organizzata qui resta un avversario radicato che ostacola ogni tentativo di riscatto. Su questo territorio le denunce restano basse, per molte persone è difficile fidarsi. Occorre investire nella fiducia, quello che serve è una cultura della responsabilità condivisa, dobbiamo educare al credito responsabile, alla prevenzione del gioco. Tutto inizia nelle scuole, nelle parrocchie e nelle famiglie con conoscenza e senso civico. La lotta all’usura è amore verso la libertà e la coesione di una comunità. Lo Stato deve guidare questa sfida. Una comunità unita e consapevole come dimostra la Fondazione Antiusura può sconfiggere l’illegalità e ridare fiducia anche in questo angolo di Sud”.











