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Home - Scambio politico-mafioso, estorsioni e contatti con i clan Parisi e Casamonica. La rete dei Giuliani di Stornara

Scambio politico-mafioso, estorsioni e contatti con i clan Parisi e Casamonica. La rete dei Giuliani di Stornara

Custodia cautelare per 6 persone accusate di voto di scambio e concorso in estorsione. Tra gli indagati anche un candidato alle Regionali per Forza Italia, Antonio Lopez, assessore di Modugno

Di Francesco Pesante
5 Novembre 2025
in Bari, Cerignola e 5 Reali Siti, Inchieste
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Un’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone, accusate a vario titolo di scambio elettorale politico-mafioso, estorsione aggravata e detenzione di armi. L’inchiesta, coordinata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Montemurro, ha fatto emergere un presunto patto elettorale tra esponenti della criminalità organizzata barese, in particolare del clan Parisi, politici di Modugno e imprenditori di Stornara attivi nel mondo agricolo e della ricettività.

I nomi coinvolti

Nell’ordinanza figurano Antonio Lopez, assessore comunale di Modugno e candidato alle prossime Regionali in Forza Italia, Nicola Bonasia, sindaco di Modugno, Michele Parisi, detto “Gelatina”, morto a giugno 2025 dopo lunga malattia, fratello di Savinuccio, boss del clan Parisi, Christian Stragapede di Modugno, Felice Giuliani di Stornara, suo figlio Valerio Potito Giuliani di Stornara, Eugenio Giuliani di Bari, Giuseppe Fattorusso di Angri, Vincenzo Costantino di Cerignola, Raffaele Strafile di Cerignola, Davide Gaeta di Orta Nova e Francesco Devito di Bari. Carcere per sei: Lopez, Felice e Eugenio Giuliani, Stragapede, Costantino e Strafile.

Le accuse e i capi d’imputazione

Dalle carte del Tribunale di Bari, emerge che nel 2020 il candidato Antonio Lopez avrebbe accettato il sostegno elettorale del clan Parisi in cambio di somme di denaro (circa 25 euro a voto) e promesse di assunzioni presso aziende e strutture locali. A fare da intermediario, secondo la procura, Christian Stragapede, nome noto agli inquirenti.

Nel 2024, in vista delle elezioni europee, Michele Parisi avrebbe nuovamente fatto da tramite tra ambienti politici e criminali per procurare voti a determinati candidati, garantendo vantaggi economici e futuri favori in cambio del sostegno del clan.

Oltre ai reati di scambio elettorale, gli indagati rispondono di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori agricoli, costretti – secondo quanto emerge dagli atti – a versare somme tra i 20 e i 70mila euro sotto minaccia di danneggiamenti e intimidazioni. Le vittime sarebbero state i titolari di aziende operanti tra Orta Nova e Cerignola.

Secondo l’accusa, questi avrebbero agito come cerniera tra la criminalità barese e la rete foggiana, rendendosi protagonisti di episodi di estorsione, minacce e attività di recupero crediti per conto del clan. Le estorsioni sarebbero avvenute soprattutto ai danni di imprenditori agricoli della zona di Orta Nova e Stornara, costretti – sotto minaccia – a versare somme di denaro fino a 100 mila euro.

Le estorsioni nel Tavoliere: minacce e intimidazioni

Tra i casi citati, uno riguarda il titolare di una società attiva nel settore agricolo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’imprenditore agricolo Felice Giuliani, considerato vicino al clan Parisi, avrebbe incaricato Michele Parisi di recuperare una presunta somma di denaro. Per ottenere il pagamento, il gruppo avrebbe esercitato forti pressioni e intimidazioni, fino a minacciare di bloccare la raccolta dei prodotti e distruggere i campi di carciofi.

Le indagini documentano anche il coinvolgimento di Davide Gaeta del clan Gaeta di Orta Nova, e Vincenzo Costantino, anche quest’ultimo ortese e presunto luogotenente di Gaeta che avrebbero dato il “nulla osta” all’operazione di estorsione, poiché l’episodio si sarebbe verificato nel territorio controllato dal clan Gaeta.
Ad agire materialmente sarebbero stati Francesco Devito e Raffaele Strafile, incaricati di recarsi nell’azienda agricola per minacciare il titolare e per “tagliare e impossessarsi” del raccolto di carciofi se non avesse pagato la somma di almeno 20mila euro.

Un’altra estorsione contestata riguarda un imprenditore agricolo anch’egli del Basso Tavoliere, costretto – secondo gli atti – a versare fino a 70mila euro per saldare un presunto debito nei confronti di Felice Giuliani.

Voto di scambio politico-mafioso tra Modugno e il Tavoliere

L’inchiesta ha anche svelato un sistema di scambio elettorale che univa esponenti politici pugliesi e clan mafiosi. In particolare, Antonio Lopez, assessore comunale di Modugno, avrebbe accettato nel 2020 il sostegno del clan Parisi, rappresentato da Christian Stragapede, in cambio di denaro e favori futuri.
L’accordo prevedeva la promessa di posti di lavoro e incarichi per sostenitori del clan, sia durante le amministrative di Modugno sia in vista delle elezioni europee del 2024.

Lopez avrebbe fatto anche da intermediario per conto del sindaco Nicola Bonasia (indagato), accettando la promessa dello stesso Stragapede di procurare ulteriori voti per il ballottaggio del mese successivo tra l’aspirante primo cittadino Bonasia poi eletto e Fabrizio Cramarossa poi sconfitto, in cambio della promessa poi mantenuta di un posto di lavoro.

In questo intreccio emergono ancora una volta i nomi di esponenti originari della provincia di Foggia, come Felice Giuliani, che avrebbe agito come intermediario, e Michele Parisi, il quale secondo la DDA di Bari avrebbe gestito i rapporti diretti con la criminalità barese per garantire pacchetti di voti.

Il 31 gennaio 2024 gli investigatori immortalarono l’arrivo in auto di Felice Giuliani e suo figlio Valerio e poco dopo di Antonio Lopez presso l’abitazione di Parisi per una “prima riunione”. 

Incontri in auto e mazzette

Le carte documentano visite di Lopez a casa di Parisi e incontri in auto con Stragapede. Parlando con un parente, Lopez avrebbe affermato che nonostante avesse trasformato il contratto di lavoro di Stragapede a tempo indeterminato, l’uomo sebbene dovesse continuare a ricoprire cartolarmente lo status di dipendente, dal martedi successivo (2 aprile 2024) non sarebbe più andato a lavorare.

Per gli inquirenti ciò ad ulteriore comprova che l’intenzione del Lopez “politico” era, verosimilmente, quella di mantenere i buoni rapporti con Stragapede, magari per potere usufruire del suo aiuto in futuro. Lopez avrebbe continuato a corrispondere a Stragapede gli stipendi dei mesi di aprile, maggio e sino al 9 giugno 2024 (data di licenziamento), per una somma complessiva che si poteva aggirare intorno ai 2mila euro (Stragapede percepiva uno stipendio netto di 800 euro mensili) per prestazioni lavorative mai espletate. Nelle carte spuntano le foto in un’auto che mostrano Lopez mentre consegna 200 euro a Stragapede.

L’incontro a Villa Giuliani: l’alleanza tra Parisi e Casamonica

Nuovi dettagli dell’indagine fanno emergere un incontro avvenuto il 21 settembre 2023 tra Orta Nova e Stornara, presso Villa Giuliani. Presenti, secondo gli atti, Felice Giuliani, suo figlio Valerio, Michele Parisi, Consiglio Casamonica e Eugenio Damiano Giuliani, uomo di fiducia di Parisi.

Durante l’incontro, Felice Giuliani avrebbe presentato Casamonica a Parisi, appellandolo “fratello” e paragonando la riunione a quella tra Vittorio Emanuele e Garibaldi a Teano, definendola un momento storico di unione tra due poteri.
Una frase riportata nelle carte recita: “Lo sai sui libri di storia quando si incontravano Vittorio Emanuele e Garibaldi? Vittorio Emanuele e Garibaldi”.
Un chiaro riferimento, secondo gli investigatori, alla nascita di un’alleanza tra due organizzazioni criminali per traffici illeciti comuni.

In un passaggio successivo, Giuliani avrebbe detto: “Ora li metto vicino, deve uscire qualcosa di buono da sotto”, frase che per la DDA preluderebbe alla costruzione di un’intesa criminale tra i clan Parisi di Bari e Casamonica di Roma.

Dalle indagini emerge anche una fotografia scattata durante l’incontro, ritrovata nella galleria del cellulare di Michele Parisi. Al centro Felice Giuliani tra Consiglio Casamonica a sinistra e Michele Parisi a destra. Erano presenti anche Eugenio Giuliani accanto a Parisi e il figlio di Felice Giuliani.
Gli inquirenti avrebbero inoltre accertato che Parisi e Casamonica avevano condiviso la detenzione nel carcere di Frosinone nel 2016, circostanza che avrebbe rafforzato i legami tra i due.

Infine, Felice Giuliani avrebbe ospitato Parisi e Eugenio Giuliani anche il 26 e 27 settembre 2023, temendo l’imminente esecuzione di un blitz dei carabinieri nell’ambito dell’operazione “Partenope”, che portò all’arresto di 67 persone legate al clan Capriati.

Le prove e le fonti dell’indagine

La solidità delle accuse si fonda su intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, nonché su video di sorveglianza e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Dalle analisi tecniche del GICO della Guardia di Finanza di Bari emergono dettagli sulle conversazioni tra i protagonisti, da cui si deduce la costruzione di un vero e proprio “patto politico-mafioso” esteso dal capoluogo fino ai centri agricoli del Tavoliere.

Gli inquirenti parlano di una “contiguità tra mondo politico e criminalità organizzata” che avrebbe condizionato non solo le consultazioni locali ma anche le strategie elettorali per il Parlamento Europeo del 2024.

Il giudice Giuseppe Montemurro ha disposto la custodia cautelare in carcere per la maggior parte degli indagati, tra cui Lopez, Stragapede, Parisi, Giuliani e Costantino.

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Tags: ArrestiBariClan Parisicronaca giudiziariaDda BariElezioniestorsionemafiaModugnovoto di scambio
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