Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere nella magistratura, uno dei punti più discussi dell’agenda politica del governo Meloni. Il disegno di legge ha ottenuto 112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni, completando così il quarto e ultimo passaggio parlamentare previsto dalla Costituzione.
Subito dopo il voto, l’Aula è stata attraversata dalle proteste delle opposizioni — Pd, M5s e Avs — che hanno esposto cartelli rossi con la scritta “No ai pieni poteri”. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha commentato: “Cartelli un po’ eccessivi e contrari al regolamento”.
Nordio: “L’inizio della fine. Ora il referendum”
Soddisfazione dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha definito il via libera “l’inizio della fine” e ha richiamato il prossimo passo: “Il prossimo step sarà il referendum, e mi auguro che venga mantenuto in termini razionali e non politicizzato”.
Nordio, da sempre sostenitore della riforma, ha sottolineato come il provvedimento rappresenti “un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini”.
Meloni: “Un traguardo storico, la parola ora ai cittadini”
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’approvazione con un post sui social: “Con l’approvazione in quarta e ultima lettura della riforma costituzionale della giustizia, compiamo un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini. Un traguardo storico e un impegno mantenuto a favore degli italiani. Ora la parola passerà ai cittadini attraverso il referendum confermativo. Un’Italia più giusta è anche un’Italia più forte”.
Delmastro: “Vittoria storica del centrodestra”
Per il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove (Fratelli d’Italia), la riforma segna una “svolta epocale”: “Separare le carriere significa garantire davvero la terzietà del giudice, la parità tra accusa e difesa e restituire alla magistratura quella libertà che per anni è stata soffocata dal potere degenerato delle correnti e dalle interferenze della politica”.
Delmastro ha aggiunto che la nascita di due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudicanti e uno per i pubblici ministeri, e il sorteggio dei loro componenti, “libererà i magistrati dal condizionamento delle correnti e restituirà centralità al merito, non all’appartenenza”.
Penalisti: “Ora sostegno al Sì nel referendum”
Soddisfazione anche dall’Unione delle Camere Penali, che attraverso il presidente Francesco Petrelli annuncia la mobilitazione per sostenere il “Sì” al referendum confermativo: “Si apre la fase più importante: il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi su questa riforma. Le Camere Penali si mobiliteranno in tutto il Paese per una giustizia più giusta e una magistratura finalmente libera dal correntismo”.
Esulta la senatrice foggiana, Annamaria Fallucchi
In cosa consiste la separazione delle carriere
La riforma approvata modifica la Costituzione italiana prevedendo la netta divisione tra magistrati giudicanti (i giudici) e magistrati requirenti (i pubblici ministeri), che finora condividevano un’unica carriera e un unico organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura (Csm).
Con la riforma, nascono due Csm distinti, uno per i giudici e uno per i pm, e viene istituita un’Alta Corte disciplinare per la valutazione delle eventuali sanzioni ai magistrati. L’obiettivo dichiarato del governo è “garantire la terzietà del giudice” e rendere il processo penale più equilibrato, assicurando una separazione netta tra chi accusa e chi giudica.
Le opposizioni, invece, parlano di una riforma che rischia di indebolire l’autonomia della magistratura e di concentrare troppo potere sull’esecutivo, come evidenziato dalle proteste in Aula.
Nei prossimi mesi, la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo, chiamando gli italiani a decidere se ratificare definitivamente la separazione delle carriere.













