“Mio nonno era uno di voi e mio padre è nato in questa caserma. Oggi sono molto triste e vi vorrei abbracciare tutti. Vi voglio bene”.
È stato questo il messaggio del piccolo Antonio Pio Maria Mascione V D di San Pio X a Foggia, figlio di Pierpaolo Mascione, rivolto ai carabinieri morti nell’esplosione di Castel D’Azzano.
Il piccolo ha vissuto momenti di forte sconcerto dopo la notizia. Suo padre lo ha accompagnato nel ricordo in Via Guglielmi, sede della caserma del Comando provinciale.
È lo stesso Pierpaolo Mascione, poliziotto e attivista per la legalità a Foggia e anima della memoria di Luisa Fantasia, a raccontare quel che è accaduto nella sua famiglia.
“Un singhiozzo trattenuto spezza il silenzio e cattura il mio sguardo. Lui, con il telefono stretto tra le mani e gli occhi lucidi. Sta leggendo una notizia di cronaca sui carabinieri e, con voce tremante, guarda, poi dice: ‘Non voglio più che tu vada a lavorare’. Resto in silenzio, col cuore pesante. Quelle parole mi trafiggono più di qualsiasi pericolo affrontato in servizio. Vuole portare dei fiori a quei carabinieri caduti, a quelle vite spezzate che ha appena conosciuto attraverso uno schermo. Ma la strada fino a loro è lunga, troppo lunga per un bambino con un mazzo di fiori e il cuore in subbuglio. Eppure, non si può frenare un cuore che ha deciso di onorare il coraggio”.
“Così, prima di andare a scuola, con il suo grembiule addosso e lo zaino sganciato dalle spalle, si ferma immobile davanti al Comando Provinciale di Foggia. Non dice nulla, stringe solo forte i suoi fiori, come fossero una promessa. Il piantone, in silenzio, apre il portone. E lì, tra le scarpe consumate di un bambino e lo sguardo vigile di un militare, accade qualcosa di semplice e immenso, il saluto militare riempie i suoi occhi. Lui, piccolo ma grande di cuore, porge il suo omaggio. Un gesto puro, silenzioso, che parla più di mille parole. Fiori bagnati di pioggia e di lacrime. Un grazie. Un pensiero che sa già di memoria”.












