Volevano mettere le mani sulle opere per le Olimpiadi di Milano – Cortina e sulla ricostruzione post sisma nel Centro Italia, ma i tentativi delle mafie di infiltrarsi nell’economia legale del Paese sono stati intercettati e bloccati in tempo dal ministero per l’Interno, prima che potessero compromettere gli appalti, dopo la richiesta di iscrizione nell’Anagrafe Antimafia degli Esecutori. In un modo o nell’altro avevano, infatti, tutte collegamenti con le organizzazioni criminali le 16 imprese che aspiravano a realizzare le infrastrutture per i giochi invernali così come a partecipare ai lavori di ricostruzione post sisma. Le interdittive disposte dalla struttura per la prevenzione antimafia del Viminale le hanno però fermate. Per altre due aziende sono, invece, arrivati altrettanti provvedimenti di prevenzione collaborativa della durata di 12 mesi. In totale sono così 18 i blocchi disposti, dal Nord al Sud del Paese, per impedire l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia.
La provincia di Foggia registra il numero più alto delle misure adottate: i due provvedimenti di prevenzione e sette interdittive. Seguono le province di Caserta e Catania, entrambe con due misure, e una ciascuna poi nelle province di Torino, Teramo, Modena, Lecco e Ancona.
Per quanto riguarda le due imprese del Foggiano a cui sono indirizzate le misure di vigilanza collaborativa, perché la contiguità con la mafia non era così profonda come negli altri casi, avranno un anno di tempo per ripulirsi. Dopo questo periodo, se non ci sono stati altri tentativi di infiltrazione ed è venuto meno l’elemento che ha originato il provvedimento, allora le imprese potranno essere iscritte all’anagrafe antimafia. In caso contrario, scatterà l’interdittiva, come accaduto per le altre 16 aziende fermate questa mattina che non potranno più lavorare con le pubbliche amministrazioni.
Si tratta di imprese che hanno come attività principale l’edilizia, ditte individuali o società a responsabilità limitata in cui sono emersi collegamenti con consorterie criminali attive nel territorio pugliese, con sodalizi di stampo mafioso, con organizzazioni camorristiche e con la ‘ndrangheta. Evidenziate poi connivenze, alleanze, legami di parentela e frequentazioni assidue con esponenti di clan. Proprio per evitare che le organizzazioni criminali potessero utilizzare le aziende per infiltrarsi nei grandi appalti pubblici sono stati, quindi, adottati i provvedimenti. Salgono così a 40 le interdittive adottate nei primi 10 mesi dell’anno dalla Struttura diretta dal prefetto Paolo Canaparo. Un dato in crescita rispetto al 2024 e al 2023 quando, rispettivamente, erano state 26 e 19. (Ansa)












