Dalla Capitanata al cuore dell’Africa per portare cure e competenze pediatriche ai bambini delle zone più povere del Senegal. La dottoressa Teresa Dal Mastro, originaria di Foggia e specializzanda in Pediatria presso l’Ospedale San Matteo di Pavia, partirà il 23 ottobre per una missione sanitaria che la terrà impegnata fino al 20 dicembre nell’ambito dei progetti promossi dal Comitato Pavia As Senegal (CPAS).
Formazione e assistenza pediatrica nel Sud del Senegal
Con la fine della stagione delle piogge, riprendono le attività mediche del CPAS, che da anni coordina missioni sanitarie e programmi di formazione in collaborazione con partner locali e internazionali. Durante la permanenza in Senegal, la dottoressa Dal Mastro lavorerà presso l’Ospedale Regionale di Ziguinchor, nel Sud del Paese, affiancata dalle colleghe Debora Baglio e Cristina Galimberti.
Oltre alle attività ospedaliere, il gruppo parteciperà alle missioni della pirogue médicale, un’ambulanza fluviale che raggiunge villaggi e isole del delta della Casamance per garantire assistenza sanitaria e monitoraggio delle patologie infantili nelle comunità più isolate.
Progetto dialisi e continuità delle cure
Dal metà ottobre al 5 dicembre, la missione vedrà la partecipazione anche del dottor Mauro Salvini, chirurgo vascolare, impegnato in un progetto dedicato alla dialisi. L’iniziativa, sostenuta con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e del Comune di Pavia, mira a rafforzare i servizi per i pazienti con insufficienza renale, creando il primo centro dialisi pubblico all’interno dell’Ospedale Regionale di Ziguinchor.
Un esempio di cooperazione internazionale
Le missioni del Comitato Pavia As Senegal rappresentano un esempio virtuoso di cooperazione internazionale, capace di unire professionalità mediche e sostegno istituzionale per migliorare le condizioni sanitarie e sociali delle popolazioni più fragili.
“È un’esperienza che unisce la medicina alla solidarietà – spiega Dal Mastro – un’occasione per mettere le nostre competenze al servizio di chi non ha accesso alle cure, ma anche per crescere umanamente e professionalmente”.










