Tutti assicurano che “la quadra si troverà”, ma nel centrodestra le tensioni interne sulle Regionali restano alte, soprattutto per due fronti delicati: il Veneto e la Puglia. Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, le posizioni divergono non tanto sull’appuntamento elettorale in sé, previsto per il 23 novembre, quanto sulla scelta dei candidati da proporre.
Il caso Puglia e l’ipotesi Fontana
A Foggia e dintorni il dibattito politico si concentra sul nodo pugliese. Da una parte Forza Italia spinge per un nome di partito come Mauro D’Attis, dall’altra si valutano alternative civiche. In questo contesto si inseriscono le dimissioni di Sergio Fontana da Confindustria: un gesto che, pur non accompagnato da dichiarazioni dirette, è stato letto come un segnale verso la politica. Fontana, corteggiato da tempo dall’area conservatrice, rappresenterebbe per il centrodestra un candidato civico forte, capace di attrarre consenso oltre i confini tradizionali della coalizione.
Le mosse negli altri territori
Parallelamente, la Lega rivendica il Veneto, indicando Alberto Stefani come erede del governatore Luca Zaia, mentre Fratelli d’Italia valuta i nomi di Raffaele Speranzon e Luca De Carlo. In Campania, invece, si ragiona su più ipotesi: da figure politiche come Edmondo Cirielli e Mara Carfagna a profili esterni al partito, come il presidente dell’Unione industriali di Napoli Costanzo Jannotti Pecci o i rettori Matteo Lorito e Gianfranco Nicoletti.
Strategie e tempi
Per ora, da Roma viene predicata prudenza. “Vedete quello che succede nel mondo? Ci sono cose più urgenti” ha tagliato corto il vicepremier Antonio Tajani, rinviando ogni decisione più concreta a dopo le elezioni in Marche e Valle d’Aosta. La scadenza per la presentazione delle liste è fissata al 25 ottobre, e fino ad allora il centrodestra cercherà di comporre un puzzle complesso che deve tenere insieme equilibri interni, leadership regionali e aspirazioni civiche.
In questo scenario, la Puglia resta una delle partite più delicate, un laboratorio politico in cui la scelta del candidato potrebbe incidere sugli equilibri nazionali della coalizione.












