Il Rapporto ISTAT 2025 fotografa la condizione degli anziani italiani tra longevità, povertà e accesso ai servizi socio-sanitari. Intanto prosegue il processo di decremento della popolazione, in atto dal 2014 e ormai strutturale. Il numero di decessi (651mila nel 2024) è superiore a quello delle nascite (370mila), generando un saldo naturale pari a -281mila unità.Le Aree Interne, dove vive il 22,7 per cento della popolazione, sono caratterizzate da un più accentuato decremento demografico (-4,6 per cento) ed invecchiamento della popolazione. La diminuzione della mortalità nel 2024 (-3,1 per cento sul 2023) ha contribuito all’aumento della speranza di vita alla nascita. Per gli uomini raggiunge gli 81,4 anni e per le donne 85,5, quasi cinque mesi di vita in più rispetto al 2023. Questa in sintesi la fotografia scattata dall’ISTAT, noi abbiamo intervistato Clelia Di Serio, consigliera nazionale dell’ISTAT e professoressa di epidemiologia e statistica medica presso il San Raffaele di Milano.
“L’Italia invecchia ma invecchia bene. Oggi la soglia di quello che solitamente viene definito il limite della vecchiaia si è spostato avanti di quasi dieci anni nell’ultimo cinquantennio. Pertanto se prima definivamo un anziano a 65 anni, oggi dobbiamo aspettare i 75 anni per definire un individuo anziano. L’importante è invecchiare bene. Purtroppo c’è una buona percentuale di persone ultrasessantenni che rinuncia alle cure sanitarie, un dato che conferma la sfiducia nei confronti del sistema sanitario nazionale. Un altro fattore da tenere in considerazione è la prevenzione. Per l’uomo è fondamentale lo screening al colon retto e alla prostata, mentre per la donna la mammografia e il pap test. E poi monitorare sempre l’apparato cardiovascolare, analisi periodiche del sangue e delle urine, semplici test che contribuiscono a salvare la vita”. Con la professoressa Di Serio abbiamo poi affrontato il problema della fuga dei giovani dalle nostre città.
“Il dato sulla Puglia dice che che negli ultimi venti anni, i giovani tra i 25 e i 35 anni che hanno lasciato la nostra regione sono 436.000, a conferma del saldo negativo che in Puglia è presente da diversi anni. Di questi, ben 188.000 giovani vanno via dalle proprie province, ma restano in Puglia. La provincia pugliese dove migrano di meno è la BAT, mentre la provincia dove vanno via più giovani è la provincia di Bari. La provincia di Foggia è al terzo posto. Chi parte dalla Puglia per l’estero predilige la Germania, il Regno Unito e la Svizzera”.








