Si chiama Vanni Bondesan il rappresentante legale dell’associazione Bethel di Foggia finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura che ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari per un traffico illecito di esplosivi.
Il ruolo contestato all’interno dell’associazione
Secondo gli investigatori della squadra mobile, Bondesan avrebbe falsificato i registri di presenza per agevolare il principale indagato, un ventenne foggiano ammesso alla “messa alla prova” presso l’ente. In base alle accuse, avrebbe attestato la sua partecipazione alle attività dell’associazione in orari in cui il giovane si trovava altrove, consentendogli così di beneficiare di un percorso riabilitativo mai svolto realmente.
La rete degli esplosivi
L’indagine, coordinata dalla Procura di Foggia, ha portato alla scoperta di un vero e proprio traffico di ordigni artigianali, privi di certificazione, ad alto rischio detonante. In pochi mesi sarebbero stati immessi sul mercato cittadino almeno 12.240 manufatti esplosivi, acquistati in provincia di Potenza e rivenduti in città. Cinque indagati si trovano in carcere, mentre due – tra cui Bondesan – sono stati posti ai domiciliari.
Le esplosioni in città e l’allarme sociale
La rete illegale è stata collegata direttamente alla lunga scia di esplosioni che, dall’autunno scorso, ha terrorizzato Foggia, soprattutto in centro e nelle ore serali. Le deflagrazioni hanno generato panico tra i cittadini e costretto i commercianti a fare i conti con clienti impauriti che spesso abbandonavano i locali.
La fase processuale
Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e, come ricorda la Procura, vige il principio di presunzione di innocenza: gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.









