La chiusura del gruppo Facebook “Mia moglie”, con oltre 32mila iscritti (compresi centinaia di Foggia e provincia) che condividevano e commentavano foto rubate alle proprie compagne, ha acceso un dibattito che va oltre il mero fatto di cronaca, toccando i meccanismi psicologici e culturali alla base di un fenomeno violento e degradante.
Il Corriere della Sera ha raccolto l’analisi dello psichiatra e psicoanalista Leonardo Mendolicchio, originario di Foggia e oggi direttore del Dipartimento di Cura e ricerca disturbi alimentari all’Istituto Auxologico Piancavallo di Verbania, autore del libro “L’amore è un sintomo” (Solferino). Mendolicchio richiama la figura mitologica di Candàule, ultimo re di Lidia, che secondo Erodoto faceva spiare la moglie nuda dallo schiavo Gige, fino a scatenare la vendetta della donna e la morte del sovrano. “La storia di Candàule – spiega – spiega la logica che sta dietro questa perversione. Non è un fenomeno nuovo, ma ha radici culturali e storiche profonde. Il corpo delle donne diventa oggetto di potere e strumento per misurare la forza maschile”.
Il ruolo dei social e la legittimazione collettiva
Secondo Mendolicchio, ciò che rende oggi diverso il fenomeno è la dimensione amplificata dei social. “Un tempo queste perversioni restavano circoscritte, i social invece le hanno rese globali. Quando un comportamento viene condiviso da migliaia di persone, perde la sua natura trasgressiva e diventa legittimo. È come se la perversione fosse resa lecita perché condivisa” afferma lo psichiatra.
Il meccanismo, spiega, è lo stesso che regola altre comunità online tossiche, come i gruppi pro-anoressia: “Basta un piccolo nucleo che si riconosce in un pensiero per dare vita a un fenomeno culturale condiviso. Il corpo femminile continua così a essere il terreno su cui si esercita il potere maschile, con l’aggravante che tutto ciò diventa anche business per i colossi digitali”.
Il “maschio povero” e la crisi identitaria
Mendolicchio introduce anche il concetto di “maschio povero”, non in senso economico ma emotivo. “Il maschile oggi si sente smarrito, non riesce a collocarsi in un’identità nuova in un mondo che è cambiato. In questo vuoto alcuni uomini riversano la propria forza in forme sbagliate, che vanno dalle perversioni online fino ai femminicidi. La povertà culturale del maschio di oggi potrebbe diventare occasione di evoluzione, ma c’è il rischio che alimenti soprusi e violenza”.
L’assenza di empatia e il falso alibi del “gioco”
Nessuna vergogna, nessuna empatia nei partecipanti al gruppo “Mia moglie”: “Per loro la donna è un oggetto disumanizzato di cui possono disporre liberamente. Non esiste il problema di mettersi nei panni dell’altro. Chi ha partecipato banalizza parlando di gioco, ma sui social alcuni pensano di avere una zona franca dove ogni istinto può essere espresso. La censura non basta, serve un lavoro culturale profondo per cambiare linguaggi e comportamenti” sottolinea Mendolicchio al Corriere.
Oltre il patriarcato, un meccanismo radicato
Infine lo psichiatra foggiano invita a guardare oltre la cornice del patriarcato: “Non è solo un atto deliberato di potere sull’altro, ma un meccanismo radicato in cui l’uomo considera la donna una cosa propria, senza neppure attivare un pensiero critico. È un cortocircuito culturale che parte fin dall’adolescenza, quando il corpo diventa merce di scambio anche per ottenere follower sui social. Dobbiamo lavorare perché ogni bambina, ragazza e donna possano vivere senza la paura che il proprio corpo diventi oggetto sessuale o merce”.













