È un agente della polizia penitenziaria la persona colpita dalla misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio per un anno nell’ambito dell’inchiesta sul peculato nella Casa Circondariale di Foggia. In totale, sono otto gli indagati: oltre al sospeso, altri cinque agenti penitenziari accusati di peculato e truffa, e due persone legate a una ditta appaltatrice, finite nel registro degli indagati per gli stessi reati.
Settimane di indagini per smascherare i furti
L’attività investigativa, durata alcune settimane, è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria e dal Gruppo della Guardia di Finanza di Foggia, insieme agli uomini della polizia penitenziaria, sotto il coordinamento della procura foggiana. Secondo quanto ricostruito, dal magazzino del carcere sarebbero state sottratte quantità significative di generi alimentari e prodotti per l’igiene personale e della casa, destinati ai detenuti ma anche al personale. Tra i beni finiti nel mirino anche pasta e pelati.
Un’operazione congiunta
L’inchiesta ha messo in luce un modus operandi consolidato, che avrebbe visto la complicità di più figure interne alla struttura e di operatori esterni. Fondamentale, evidenziano gli inquirenti, è stata la sinergia tra Guardia di Finanza e polizia penitenziaria, che hanno lavorato fianco a fianco per documentare i passaggi e raccogliere gli elementi di prova necessari.
Indagini ancora in corso
La procura sottolinea che le indagini sono tuttora in corso e che, allo stato attuale, tutti gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a eventuale condanna definitiva. Il procedimento proseguirà per chiarire ruoli e responsabilità in un episodio che ha scosso l’istituto penitenziario e messo sotto i riflettori la gestione delle risorse destinate alla struttura.










