Si infiamma lo scontro politico a Foggia dopo le dichiarazioni rilasciate dalla sindaca Maria Aida Episcopo al termine del consiglio comunale di ieri, con riferimento al caso dell’incarico affidato alla cooperativa legata alla vicesindaca e assessora Lucia Aprile. A replicare è Fratelli d’Italia, che in una nota firmata dal responsabile cittadino enti locali Bruno Longo, accusa l’intera amministrazione comunale di ipocrisia e doppio standard, parlando apertamente di “fallimento politico del Movimento 5 Stelle e del centrosinistra”.
Secondo il coordinamento cittadino del partito, la sindaca avrebbe ripreso “il solito ritornello dei forcaioli”, cioè di coloro che criticano in modo radicale l’operato altrui salvo poi giustificare atti amministrativi che – secondo FdI – presentano “evidenti profili di illegittimità e illegalità”.
“La sindaca ignora le valutazioni dei suoi stessi dirigenti”
La contestazione riguarda una determina dirigenziale con la quale si sarebbe affidata la fornitura e posa in opera di materiali a una cooperativa considerata priva di esperienza e curriculum adeguati. Fratelli d’Italia ricorda che gli stessi uffici tecnici comunali hanno dichiarato, per iscritto, che l’atto in questione è illecito, illegittimo e in contrasto con la normativa antimafia, motivo per cui è stato poi annullato in autotutela.
“La sindaca – scrive Fratelli d’Italia – fa finta di non sapere che l’atto è stato bocciato internamente, oppure è stata tenuta all’oscuro dal suo entourage, pagato dai foggiani. In ogni caso, prende in giro un’intera comunità, indignata per gli evidenti favoritismi scoperti”.
“Non ci interessano le dimissioni di Aprile, ma la responsabilità collettiva”
Nella nota si chiarisce che non è nelle intenzioni del partito puntare alla rimozione dell’assessora Aprile come capro espiatorio. “Siamo convinti che l’atto sia stato condiviso politicamente da tutta la giunta. Le dimissioni di Aprile non cambiano nulla: quello che vogliamo denunciare è la fine di una strategia elettorale basata sul moralismo a senso unico, oggi travolta dal clientelismo”.
FdI rivendica di essere stata la prima forza a chiedere formalmente – il 18 luglio – la revoca in autotutela della determina. “Per il resto – si legge ancora – sarà la magistratura a valutare eventuali profili di responsabilità. Noi continueremo a vigilare”.
“Un ritorno al peggior passato”
La chiusura della nota è un affondo diretto: “Quella che doveva essere l’alternativa al vecchio sistema, si è rivelata un ritorno al peggior familismo da Prima Repubblica, fatto di nomine sospette, favoritismi e gestione opaca della cosa pubblica. Il velo del giustizialismo a corrente alternata è ormai caduto”.










