A Foggia la gara d’appalto è diventata un’eccezione. L’ultima vicenda che accende i riflettori sulla città riguarda una fornitura da 136mila euro per l’acquisto di panchine e fioriere in piazza Sant’Eligio, destinata a una cooperativa riconducibile alla sorella gemella della vicesindaca Lucia Aprile, esponente del Movimento 5 Stelle. Un affidamento diretto che si sarebbe collocato poco sotto il limite dei 140mila euro previsto dalla normativa per l’obbligo di gara pubblica.
Rinuncia all’appalto, ma scoppia il caso
Dopo le prime polemiche e l’imbarazzo politico, la cooperativa ha deciso di rinunciare all’appalto. Una mossa interpretata da molti come un tentativo di contenere i danni e salvare la posizione della vicesindaca, già finita nel mirino del suo stesso partito. Ma la rinuncia non è bastata a spegnere le polemiche, soprattutto in un quadro che da anni vede società riconducibili a familiari di Aprile (in passato anche il fratello per un villaggio natalizio) operare con la pubblica amministrazione.
Il monito dell’Anac
Il caso foggiano si inserisce in un contesto regionale preoccupante. Secondo i dati diffusi da Repubblica Bari e forniti dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), nel solo 2024 in Puglia si sono registrati 7.429 affidamenti diretti per un valore complessivo di 740 milioni di euro. In Basilicata, più contenuta ma comunque significativa, la cifra si attesta a 1.615 affidamenti per 156 milioni. Una tendenza in vertiginoso aumento rispetto al passato.
Il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, ha espresso forte preoccupazione per la crescita degli affidamenti “non concorrenziali” che si attestano tra i 135mila e i 140mila euro, proprio a ridosso della soglia. “Il fenomeno è più che triplicato rispetto al 2021, quando il limite era di 75mila euro”, ha denunciato Busìa. Un meccanismo che, secondo l’Autorità, rischia di favorire clientele, infiltrazioni mafiose e pratiche elusive come il frazionamento degli appalti.
Una prassi ormai consolidata
Ormai, nel 98% dei casi, le amministrazioni locali evitano la gara. A Foggia la polemica ha costretto la cooperativa a farsi da parte, ma in molte altre realtà pugliesi il sistema resta indisturbato. Come accaduto all’Amtab di Bari, dove la Procura sta indagando proprio su una serie di frazionamenti sospetti.
A Lecce, Grottaglie e Corato si sono verificati altri casi di affidamenti sotto soglia, spesso reiterati per anni agli stessi professionisti o imprese, per servizi ripetitivi che avrebbero potuto – e dovuto – essere oggetto di bandi triennali. A Lecce, ad esempio, l’ex sindaco Carlo Salvemini ha sollevato il caso degli 80mila euro assegnati a un’architetta da parte dell’amministrazione di destra. A Corato, un incarico da 135mila euro è finito nel mirino dell’opposizione, anche per i legami di prossimità tra il tecnico incaricato e un’assessora della giunta.
Le reazioni e i paradossi della normativa
Il sindaco di Corato, Corrado De Benedittis, si difende sottolineando che le due figure in questione “non sono mai state associate” e che “la legge consente l’affidamento diretto per snellire le procedure, se si rispetta il principio di rotazione”. Una posizione che riflette lo spirito del nuovo Codice degli Appalti, riformato nel luglio 2023 sotto la regia del ministro Matteo Salvini, secondo il quale “al Sud i sindaci faranno lavorare amici e cugini”, ma solo “se non stimiamo i nostri amministratori”.
Tuttavia, anche il principio di rotazione mostra falle evidenti. A Massafra, nel 2024, 120mila euro sono stati affidati alla stessa società che aveva già gestito il servizio veterinario nei due anni precedenti. Il Tar di Lecce, intervenuto sul tema, ha annullato alcune aggiudicazioni e posto paletti importanti, sottolineando la mancanza di motivazioni circa l’“insussistenza di alternative sul mercato”.
Le ombre su Job&Orienta
La pratica dell’affidamento diretto riguarda anche ambiti regionali di rilievo. Fratelli d’Italia ha chiesto conto alla Regione Puglia dell’affidamento, senza gara, della gestione della fiera Job&Orienta a Verona Fiere. Una commessa da 652mila euro. Anche in questo caso, manca una giustificazione convincente sul perché non si sia proceduto con una procedura aperta.
Il caso Foggia è solo la punta dell’iceberg di una modalità operativa che ormai si è fatta norma e che rischia di minare alla radice i principi di trasparenza, concorrenza e legalità che dovrebbero regolare la spesa pubblica.









