Il centrodestra si rivede a cena, lontano da occhi indiscreti e dai riflettori di Palazzo Chigi, per provare a sbrogliare l’intricato nodo delle candidature alle prossime elezioni regionali. Un secondo incontro, informale ma cruciale, dopo quello della scorsa settimana, per trovare un’intesa tra i leader delle tre anime della coalizione: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. In cima all’agenda, la partita del Veneto, ma anche la Puglia resta uno dei dossier più caldi, dove lo stallo tra alleati non accenna a risolversi. Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, i nodi politici restano fitti e le trattative procedono a rilento.
In Puglia, finora, l’unico nome emerso ufficialmente è quello dell’azzurro Mauro D’Attis, parlamentare forzista, vicino ad Antonio Tajani. Ma la Lega non sembra intenzionata a lasciare campo libero agli alleati, spingendo l’ipotesi del controverso vicesegretario Roberto Vannacci. Nessuna investitura formale, ma un’idea che continua a circolare, soprattutto nei settori della base leghista che vorrebbero una candidatura “identitaria” in una regione storicamente ostica per il centrodestra.
Una situazione in bilico che si intreccia con il destino delle altre Regioni al voto: Veneto, dove il nome di Luca Zaia è ancora in discussione; Campania, dove Fratelli d’Italia vorrebbe candidare Edmondo Cirielli, mentre Forza Italia non ha ancora rinunciato alla possibilità di esprimere un proprio nome; e Toscana, dove il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi dovrebbe sfidare il governatore uscente Eugenio Giani (Pd).
La riunione serale tra i leader è servita, secondo fonti della maggioranza, ad aprire ufficialmente la fase decisionale. Ma nessuna fumata bianca. Tajani, uscendo, ha ribadito: “Dobbiamo lavorare per avere i migliori candidati possibile. Qualche idea ce l’ho”. Ha poi rilanciato l’appello ad Azione di Calenda per una convergenza su Milano, aprendo alla possibilità di candidare un civico.
Intanto, è ormai chiaro che non ci sarà un election day nazionale. Ogni Regione procederà autonomamente. Le Marche, ad esempio, hanno fissato le elezioni per il 28 e 29 settembre, tra le polemiche del centrosinistra. Il candidato dem Matteo Ricci ha accusato il presidente uscente Francesco Acquaroli di aver anteposto “interessi di partito” a quelli della comunità.
Resta l’incognita sulla tempistica per la definizione delle candidature. Secondo Eugenio Giani, “entro fine luglio si arriverà alla sintesi”, ma le tensioni nella maggioranza sembrano tutt’altro che sanate.
E dalla Conferenza delle Regioni, il presidente Massimiliano Fedriga ha espresso a Giorgia Meloni la preoccupazione per l’impatto del voto autunnale sui bilanci regionali. “Rischiamo il bilancio provvisorio”, ha spiegato, auspicando l’intervento del ministro Giorgetti per una norma che garantisca la tenuta contabile delle Regioni interessate.
Nel frattempo, la Puglia attende, stretta tra le ambizioni delle segreterie romane e l’incertezza di un territorio che potrebbe diventare terreno di una sfida simbolica nel quadro nazionale. E la coalizione, per ora, continua a girare intorno al nodo senza scioglierlo.












