Il Tribunale di Milano ha assolto tre medici del Pronto Soccorso di Foggia (V.D., C.D. e L.M.) accusati di aver concorso a una serie di truffe nei confronti di un’assicurazione. Condannati, invece, i soggetti che hanno ideato le truffe (falsi sinistri soprattutto stradali) e percepito i risarcimenti dalla Cardif.
Costoro si recarono, in alcune occasioni, al Pronto Soccorso di Foggia lamentando di aver subito delle lesioni. I tre dirigenti medici, che nelle rispettive occasioni hanno visitato questi soggetti, non hanno mai accertato alcun tipo di lesioni (quindi non era contestato alcun delitto di falso), ma secondo la procura (in tal senso indirizzata dalla Cardif) le visite erano “troppo veloci”.
Dopo l’accesso in Pronto Soccorso, i presunti truffatori hanno modificato alcuni referti radiologici a firma di un quarto medico (E.S.) inserendo i propri nomi e inventando inesistenti traumi ossei o articolari, chiedendo e ottenendo importanti risarcimenti. All’esito del dibattimento, è stata chiarita l’assoluta estraneità dei medici foggiani, assolti con formula piena.
L’avvocato Michele Vaira, difensore dei quattro medici, ha espresso soddisfazione: “Quella contro i Medici del Pronto Soccorso era un’accusa davvero paradossale. Il loro dovere è di prestare le cure a chi ne ha bisogno, nel più breve tempo possibile e senza disporre accertamenti diagnostici che già a prima vista apparivano del tutto superflui. Ed è ciò che hanno fatto i miei assistiti, che hanno dimesso, nel giro di poche decine di minuti, e con prognosi massime di 7 giorni, i soggetti che lamentavano presunti traumi senza manifestarne alcuna oggettività. Secondo la procura, invece, i medici avrebbero dovuto svolgere il ruolo di ‘medici legali’ disponendo, a spese della collettività, ulteriori esami. Una tesi chiaramente insostenibile, dato che i medici del pronto Soccorso non possono trasformarsi in ‘medici legali’. Nel corso del dibattimento abbiamo dimostrato l’elevato livello di efficienza del Pronto Soccorso di Foggia (in grado di dimettere i ‘codici verdi’ nel giro di pochi minuti) e l’estrema professionalità dei miei assistiti. Se la compagnia avesse prestato fede ai loro referti, non avrebbe speso un solo centesimo in risarcimenti.
L’artefazione dei referti radiologici del quarto medico, poi, era davvero grossolana. Mi stupisco che i consulenti della compagnia assicurativa non se ne siano resi conto, chiedendo al Policlinico i referti originali, come abbiamo fatto noi nel corso delle indagini difensive. I miei clienti hanno atteso con serenità l’atteso epilogo del dibattimento, che è giunto dopo circa tre anni di processo”.










