La scintilla è scoppiata nelle ultime settimane, ma il malcontento monta da tempo. A Foggia, il mondo della scuola è scosso da un’ondata di rabbia e frustrazione che sta investendo i collaboratori scolastici inseriti in prima fascia ATA. Il motivo? La gestione caotica delle convocazioni per l’anno scolastico 2024/2025 e una disparità contrattuale che, sebbene apparentemente marginale, rischia di compromettere il futuro professionale di decine di lavoratori.
Convocazioni in ritardo e contratti retrodatati
Tutto ha avuto origine a fine agosto, quando l’Ufficio Scolastico Provinciale di Foggia, contrariamente a quanto avvenuto nelle altre province pugliesi, ha posticipato le operazioni di convocazione dei collaboratori scolastici al 4 settembre. Una settimana di ritardo che ha generato effetti a catena.
Le convocazioni, suddivise per scaglioni orari presso la sede di via Telesforo, sono state da subito rallentate: alle 13 erano già in ritardo di oltre due ore e molti candidati – specialmente quelli previsti per le 16 – sono stati chiamati a scegliere la sede soltanto dopo le 21, trovando le scuole già chiuse e non potendo quindi firmare il contratto in giornata.
Alcuni dirigenti scolastici hanno correttamente fissato la decorrenza contrattuale al 5 settembre, data effettiva della presa di servizio. Altri, però, hanno retrodatato i contratti al 4 settembre, giorno in cui molti lavoratori erano ancora in coda all’USP. Risultato: una parte dei collaboratori risulta avere un giorno di anzianità in più, sufficiente – secondo le regole ministeriali – per ottenere il punteggio di un intero mese, ovvero 0,50 punti in più in graduatoria.
Mezzo punto che pesa come un macigno
Il Ministero dell’Istruzione ha fissato al 19 maggio 2025 la data di riferimento per il calcolo dei punteggi. Di conseguenza, chi ha un contratto con inizio il 4 settembre potrà vantare un mese intero in più di servizio, con un potenziale guadagno di 15-25 posizioni in graduatoria, soprattutto nelle fasce più basse. Una differenza che può significare un anno in più di attesa per il ruolo o una sede lavorativa più distante dalle proprie esigenze familiari.
“Non è una questione di mezzo punto”, denunciano i membri del comitato spontaneo “CS 5 settembre”. “È una questione di dignità, di rispetto delle regole, di parità di trattamento in un’istituzione che dovrebbe insegnare equità”.
Rabbia crescente, rischio ricorsi
Nessuna circolare, nessuna verifica, nessuna assunzione di responsabilità: il silenzio istituzionale ha aggravato il malumore. I collaboratori scolastici non vogliono che si scateni una guerra tra colleghi, ma annunciano che sono pronte lettere di diffida e richieste di accesso agli atti. Se non arriveranno risposte, scatteranno i ricorsi legali. Le graduatorie provvisorie sono già state pubblicate e i diretti interessati si stanno preparando a dare battaglia.
Nel mirino ci sono le decisioni dell’USP e dei dirigenti scolastici, che – dicono i lavoratori – dovranno assumersi le loro responsabilità per una situazione che ha creato ingiustizie macroscopiche e compromesso la credibilità dell’intero sistema.
La scuola che dà (o dovrebbe dare) l’esempio
Per i collaboratori scolastici, questa vicenda non è solo un’anomalia amministrativa. È il sintomo di un sistema opaco e poco trasparente, in cui si rischia di legittimare arbitrii e favoritismi. “La scuola pubblica non può permettersi zone grigie. Deve essere esempio di trasparenza e coerenza”, scrivono. E lanciano un appello ai vertici ministeriali affinché intervengano: “Ammettete l’errore. Ripristinate equità. E, almeno per una volta, siate voi a dare il buon esempio”.









