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Home - Revoche per marche da bollo: il TAR dà ragione all’avvocata Cerisano. “Stop alle espulsioni ingiuste: è svolta giuridica”

Revoche per marche da bollo: il TAR dà ragione all’avvocata Cerisano. “Stop alle espulsioni ingiuste: è svolta giuridica”

Una svolta giuridica senza precedenti ribalta la linea adottata finora dalla prefettura. La soddisfazione della giovane legale

Di Redazione
9 Luglio 2025
in Cronaca, Puglia
Valentina Cerisano

Valentina Cerisano

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Espulsi per una marca da bollo? Non più. Il TAR Puglia ha messo un punto fermo su una pratica amministrativa che stava travolgendo centinaia di cittadini stranieri: la revoca del nulla osta al lavoro a causa della presunta falsità di marche da bollo apposte sulla documentazione allegata alla richiesta.

Una svolta giuridica senza precedenti ribalta la linea adottata finora dalla prefettura: vince l’avvocata Valentina Cerisano. È il Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia a mettere un freno a quella che si stava trasformando in una prassi di revoche sistematiche fondate su meri formalismi. Con una sentenza dirompente, il TAR accoglie il ricorso presentato da Cerisano, responsabile del Dipartimento Immigrazione di Fratelli d’Italia, e afferma un principio destinato a fare scuola: la presunta falsità o irregolarità della marca da bollo non incide sulla validità della documentazione né legittima la revoca del nulla osta, trattandosi esclusivamente di una questione fiscale, non di falso documentale.

“Finalmente viene fatta giustizia – ha dichiarato la legale –. Stavamo assistendo a una deriva kafkiana in cui lo Stato puniva persone oneste per colpe non loro. Gli immigrati si trovavano a rischio espulsione per un dettaglio che non potevano controllare. Questo non è diritto, è abuso di formalismo”.

Nel caso specifico, il ricorrente era un lavoratore stagionale entrato regolarmente in Italia e in attesa della conversione del permesso. La Prefettura aveva annullato il nulla osta basandosi unicamente sulla presunta falsità di una marca da bollo da 2 euro. Una motivazione che il TAR ha definito sproporzionata e ingiustificata, sottolineando l’obbligo per l’amministrazione di rispettare il principio di proporzionalità e di non colpire il cittadino quando esistono alternative più adeguate.

Ma il nodo più grave è il risvolto umano: centinaia di cittadini stranieri, entrati in Italia regolarmente per lavorare e contribuire all’economia del Paese, sono stati messi a rischio espulsione per un vizio formale. Persone che hanno seguito l’iter previsto dalla legge, pronte a firmare un contratto di soggiorno, improvvisamente rigettate da uno Stato che ha trasformato un’imperfezione burocratica in una condanna.

“Abbiamo ottenuto una vittoria non solo legale ma culturale – ha aggiunto Cerisano –. Questa sentenza cambia il paradigma: lo Stato non può trasformare un vizio fiscale in un’accusa penale, né far ricadere sugli immigrati il peso di ogni difformità. Basta formalismi ciechi. Serve buon senso e rispetto”.

La pronuncia apre ora la strada a una valanga di ricorsi, perché molti provvedimenti di revoca si fondano su circostanze analoghe. A essere colpiti sono lavoratori stranieri in attesa di regolarizzare la propria posizione, spesso già inseriti nel tessuto produttivo e sociale, ma penalizzati da automatismi rigidi e privi di umanità. “La battaglia sulle marche da bollo è vinta – conclude Cerisano –. Ma continueremo a vigilare: l’immigrazione regolare non può essere ostacolata da cavilli. Serve uno Stato giusto, non punitivo”.

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Tags: cerisanoTar
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