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Home - Ghetto di Borgo Mezzanone, tra caldo estremo e degrado: “Qui si rischia di morire sotto il sole”

Ghetto di Borgo Mezzanone, tra caldo estremo e degrado: “Qui si rischia di morire sotto il sole”

Nel più grande insediamento informale d’Italia migranti stipati in baracche di lamiera, senz’acqua né bagni. La Flai Cgil: “Condizioni disumane, servono interventi urgenti”

Di Redazione
3 Luglio 2025
in Cronaca, Manfredonia
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Temperature insopportabili, al limite della sopravvivenza, dove se si tocca la lamiera di un modulo abitativo si rischia un’ustione. È la fotografia di quanto accade nel ghetto di borgo Mezzanone, ad una decina di chilometri da Foggia, tra i ghetti più estesi d’Europa che in questo periodo conta 5mila presenze. Migranti che arrivano dalla Nigeria, dal Mali, dal Ghana per cercare lavoro nei campi. Vivono in baracche di lamiera, e per questo incandescenti, con temperature che superano i 40 gradi. Per cercare refrigerio, gli ospiti si attrezzano come possono. Prendono mattoni e cercano di costruire alloggi improbabili, ma che risultano persino più solidi di quelli esistenti. Ci sono migranti in regola con il permesso di soggiorno ed una buona fetta in attesa di rinnovo.

“Vivo da sette anni nel ghetto. Non c’è ombra, non c’è acqua, fa caldissimo. Siamo in 5 in una baracca e si soffoca”, racconta Adam, 34 anni della Guinea Bissau, da 11 in Italia e da 7 nel ghetto. Gli fa eco Lamin, senegalese di 24 anni, da sette mesi in Italia e nel ghetto. “Fa caldissimo. Siamo in quattro in una baracca. Non si respira bene. Oggi l’acqua non c’è perché l’hanno portata ieri. La portano solo due volte a settimana e se abbiamo caldo andiamo alla fontana nella borgata più avanti. Per cucinare utilizziamo il fornello elettrico perché quello a gas è molto pericoloso, oppure dobbiamo procurarci il cibo fuori”.

“La temperatura al suolo arriva anche a 49 gradi, mentre sulle lamiere si abbattono circa 40 gradi – spiega Giovanni Tarantella, segretario generale Flai Cgil Foggia -. I migranti che non hanno ancora il rinnovo del permesso, pur di lavorare sottostanno a qualsiasi tipo di proposta. Lavorano per pochi spiccioli in condizioni disumane. Ad aggravare la situazione l’assenza di servizi igienici”. “Nonostante ci siano ordinanze che vietino il lavoro nelle ore più calde dalle 12 alle 16, vediamo molto spesso migranti in bici sotto il sole nelle ore centrali rientrare o recarsi al lavoro. Lì a Mezzanone è una non vita – aggiunge Domenico Rizzi, presidente provinciale Arci Foggia. Vi sembra umano vivere così? Quando verrà smantellato quel ghetto ora che ci sono i fondi del Pnrr”? In serata nel ghetto terminerà la visita di parlamentari italiani ed europei e rappresentanti della Commissione Ue, impegnati ad elaborare strategie contro il caporalato.

Ma quella di Foggia non è la sola situazione di miseria e sfruttamento. Lo racconta Gurmukh Singh, presidente della comunità indiana del Lazio. “Qui – dice – ci sono persone che lavorano anche negli orari più caldi. Per questo motivo sto pensando di fare un video, di riprenderle e pubblicarle, in modo tale da segnalare l’accaduto e far comprendere che è pericoloso farlo con questo caldo”. Singh, si riferisce all’ordinanza in vigore dallo scorso 5 giugno con la quale il presidente Francesco Rocca vieta il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12:30 fino alle 16, fino al prossimo 31 agosto. “Bisogna ampliare i controlli”, gli fa eco Islam Kotb, segretario generale della Fai Cisl di Latina. La stessa ordinanza contro il caldo è in vigore in Puglia dal 18 giugno. Anche qui, però, i controlli sono pochi. (Ansa)

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Tags: Borgo MezzanoneFoggiaGhettoManfredonia
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