Un progetto ferroviario strategico ma, secondo i cittadini, troppo fragile per diventare futuro. Il Comitato “Un Baffo per Foggia”, da anni attivo nel monitorare le politiche infrastrutturali locali, ha inviato una lunga e articolata lettera aperta all’assessore all’Urbanistica Giuseppe Galasso e, per conoscenza, alla sindaca Maria Aida Episcopo, sollevando pesanti dubbi sul progetto della nuova fermata dell’Alta Velocità Foggia–Cervaro.
Il presidente del comitato, Luigi Augelli, esprime innanzitutto apprezzamento per il lavoro svolto da Galasso a Bari al fianco di Antonio Decaro, ma evidenzia come la situazione foggiana richieda ora uno sforzo tecnico e politico di pari livello. “Accettare l’incarico in una città che ha vissuto uno scioglimento per mafia – scrive Augelli – è una scelta coraggiosa, e per questo Le siamo grati. Ma proprio per questo ci aspettiamo un’assunzione di responsabilità sull’iter di una grande opera destinata a segnare il volto urbano della città per i prossimi decenni”.
I nodi critici: urbanistica incerta e stazione incompleta
Al centro della lettera, cinque punti cardine che il Comitato sottopone all’assessore. Il primo riguarda la fase 1 dell’opera: la fermata a due binari con sottopassaggio e pensiline da 250 metri. I cittadini chiedono chiarezza sulla distanza tra i binari e il comparto urbanistico “Le Perle”, con il timore che lo spazio oggi non basti a ospitare i futuri binari della fase 2, violando le fasce di rispetto previste dalla normativa.
Il secondo punto tocca la fase 2, quella che dovrebbe portare la fermata a diventare una stazione a quattro binari. Ma secondo quanto riportato dal Comitato, la trasformazione sarebbe solo parziale: il quarto binario, infatti, sarebbe lungo solo 250 metri e non dotato di marciapiede o pensilina, rendendolo inutilizzabile per i treni passeggeri. “Non è una stazione operativa – scrive Augelli – ma un impianto ridotto, pensato al minimo tecnico e urbanisticamente problematico”.
Questioni tecniche e assenza di programmazione
Il terzo punto riguarda i marciapiedi da 400 metri, considerati già oggi al limite, mentre i treni AV in doppia composizione raggiungono e superano quella lunghezza. “Perché costruire al minimo, sapendo che tra pochi anni sarà insufficiente?”, si chiedono i cittadini.
Poi l’aspetto più delicato: la coerenza tra progettazione e strumenti urbanistici. Il Comitato contesta l’interpretazione secondo cui l’aggiudicazione della gara per la fase 1 impedirebbe modifiche o verifiche urbanistiche, ricordando che anche senza fondi certi per la fase 2, le sue implicazioni vanno valutate e compatibilizzate fin da subito.
Le richieste
Nel finale, la lettera si chiude con cinque richieste puntuali: La pubblicazione delle planimetrie aggiornate della fase 2, con le distanze dai comparti urbani. Lo stato della Variante urbanistica e le modifiche previste dalla nuova Giunta. Le azioni per ottenere i 47 milioni mancanti. Le motivazioni per cui il quarto binario non sarà usato per il servizio viaggiatori. La previsione di estensione dei marciapiedi a 450 metri, in linea con la crescita della domanda.
“Serve chiarezza – scrive il Comitato – non cartelli promozionali. Serve una visione strategica, non soluzioni tampone. Il rischio è quello di inaugurare una mezza opera, inadeguata alle vere esigenze del territorio”.
Una chiamata al confronto, chiusa con un appello alla trasparenza: “Confidiamo nella sensibilità dell’assessore Galasso e nella sua volontà di aprire un dialogo costruttivo. Solo così Foggia potrà tornare a guardare avanti con dignità e credibilità”.









