Un “peccato veniale”, non una condotta penalmente rilevante. È questa, in estrema sintesi, la valutazione con cui la Procura di Bari ha chiesto l’archiviazione per 51 persone indagate per corruzione elettorale nell’inchiesta che nell’aprile 2024 portò agli arresti domiciliari l’ex sindaco di Triggiano Antonio Donatelli e Sandrino Cataldo, già leader di “Sud al Centro” e marito dell’allora assessora regionale alla Mobilità Anita Maurodinoia.
Come riportato da Repubblica Bari, gli inquirenti hanno ritenuto non necessario il rinvio a giudizio per decine di elettori che, secondo le accuse, avrebbero accettato somme di denaro (solitamente 50 euro) o la promessa di un lavoro in cambio del proprio voto. In molti casi, si è trattato di nuclei familiari interi. Davanti ai militari, alcuni hanno ammesso: “Ho preso i soldi per pagare le bollette”.
Il 3 luglio l’udienza per Maurodinoia e altri 17 imputati
Non tutti però escono di scena. Resta infatti aperto il procedimento per 18 persone, tra cui lo stesso Cataldo, la moglie Maurodinoia, Donatelli e altri soggetti coinvolti a vario titolo. Il 3 luglio prossimo, davanti al gup Susanna De Felice, si terrà l’udienza preliminare. Le accuse sono pesanti: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, calunnia, corruzione e falso.
Secondo gli inquirenti, quello scoperto non sarebbe stato un semplice episodio locale, ma un vero e proprio sistema rodato per procacciare voti in occasione delle elezioni amministrative di Triggiano nel 2019 e poi anche a Grumo Appula nel 2020. In quest’ultima tornata elettorale, agli elettori sarebbe stato chiesto di sostenere non solo il candidato al Comune, ma anche Maurodinoia, candidata alla Regione e poi eletta con oltre 22mila preferenze, meritandosi il soprannome di “lady preferenze” del Partito Democratico pugliese.
“Voti in cambio di denaro e promesse di lavoro”
Le intercettazioni e le dichiarazioni raccolte nel corso dell’indagine – condotta dai carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia – avrebbero documentato una compravendita elettorale che, nella sua parte più bassa, coinvolgeva cittadini in condizioni economiche fragili. L’entità delle somme, tuttavia, secondo la Procura, non giustifica un processo per chi si è limitato a incassare il denaro senza altre condotte attive.
Ma per i promotori del presunto meccanismo, la linea è diversa. Toccherà al giudice stabilire se ci siano elementi sufficienti per l’apertura di un dibattimento. Intanto, per Maurodinoia e gli altri 17 imputati, l’estate si aprirà con una data decisiva.










