Era una banda di spacciatori come tante: contatti in Spagna e Marocco, carichi di hashish e marijuana spediti via terra e mare, e piazze ben consolidate tra Roma e provincia. Ma l’operazione “Don Rodrigo”, condotta dal Gico della guardia di finanza e coordinata dalla procura di Roma, ha scoperchiato qualcosa di molto più inquietante. Su 31 indagati, sei sono poliziotti in servizio al commissariato San Lorenzo. Due sono stati arrestati: Angelo Bonanata, 57 anni, nato a Cosenza, viceispettore, finito in carcere, e Pasquale Argenio, 58 anni, nato a Foggia, sovrintendente capo, soprannominato “il commissario”, ai domiciliari.
Il cuore dell’organizzazione, secondo quanto emerge dalle 197 pagine dell’ordinanza firmata dalla gip Emanuela Attura, sarebbe rappresentato da tre fratelli di origine nordafricana – Mourad, Mohamed e Ali Rafia – attivi almeno dal giugno 2021 nel traffico internazionale di droga. Lo stupefacente, stoccato tra Ardea e Torvajanica, finiva poi sulle piazze dello spaccio all’Alessandrino, Castel Romano, Pigneto, Spinaceto, Don Bosco, Capannelle e in provincia di Latina.
La connivenza con gli agenti e l’hashish sparito
Ma ciò che rende il caso unico è proprio la presenza di agenti infedeli all’interno del sistema. I poliziotti, accusati di peculato, falso ideologico e detenzione di droga ai fini di spaccio, avrebbero risolto problemi logistici per il clan Rafia. Due gli episodi principali: il 10 novembre 2022, durante una perquisizione domiciliare, sarebbero spariti 15 chili di hashish. Solo dodici giorni dopo, il 22 novembre, un altro sequestro – questa volta di 229 chili – sarebbe stato manipolato: 59,5 chili sarebbero stati consegnati dagli stessi agenti alla banda, in un parcheggio commerciale di Roma est.
Secondo le accuse, la copertura sarebbe stata assicurata attraverso verbali falsificati, orari modificati e numeri ritoccati. Un rapporto stabile nel tempo, secondo gli inquirenti, che lascia pensare a un legame ben rodato tra alcuni uomini in divisa e la rete criminale.
Le posizioni dei due agenti arrestati
La posizione di Angelo Bonanata è ritenuta la più grave, anche per la presenza di contatti diretti con almeno un membro del sodalizio. Diversa quella di Pasquale Argenio, premiato nel 2015 come “poliziotto eroe” per aver disarmato sei rapinatori georgiani: non avrebbe mai avuto legami con la banda, limitandosi a un ruolo di supporto.
Tra gli altri quattro agenti indagati, uno ha evitato l’arresto solo per via della pensione, che lo renderebbe – secondo la procura – non più in grado di reiterare i reati contestati.
Secondo blitz e altri arresti
Ma il lunedì nero della polizia romana non finisce qui. Sempre ieri, tre agenti del commissariato Salario-Parioli sono finiti ai domiciliari con l’accusa di rapina aggravata. Avrebbero sottratto 36mila euro da una cassaforte durante una falsa perquisizione in un’abitazione di Mostacciano. Secondo la procura, il controllo era solo una messinscena per impadronirsi del denaro.
Durissimo il commento della questura: “Le due operazioni rappresentano il frutto di un patrimonio anticorpale che ha sempre visto la questura inflessibile nei confronti di operatori della polizia di stato che, tradendo il giuramento prestato all’atto dell’arruolamento, dirottano il proprio percorso professionale all’insegna di una inclinazione a delinquere incompatibile con il mandato costituzionale”.
Il caso Kauffman e i controlli mancati
A tutto questo si aggiunge un altro capitolo spinoso: l’inchiesta interna su una decina di agenti per i mancati controlli su Francis Kauffman, alias Rexal Ford o Matteo Capozzi, unico indagato per il duplice omicidio di Villa Pamphili. Fermato due volte nei giorni precedenti al ritrovamento dei cadaveri, era stato lasciato andare dopo aver esibito un passaporto statunitense, senza ulteriori accertamenti. Nella prima occasione era con Anastasia Trofimova e la piccola Andromeda Ford. Nella seconda, solo con la neonata. La madre, a quel punto, era già morta.
Il ministro Piantedosi: “La polizia sa fare pulizia”
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha voluto sottolineare come “la polizia di stato è un’istituzione sana e trasparente che è in grado di fare pulizia al proprio interno, quando è necessario farlo”. Poi la chiosa: “Questi rarissimi casi, pur molto dolorosi, nulla tolgono alla riconoscibilità del fondamentale lavoro svolto dalle forze di polizia a cui tutti i cittadini possono guardare con sentimenti di fiducia e gratitudine”.
Tutti i nomi degli indagati in “Don Rodrigo”
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Patrizio Abbate, nato ad Aprilia (LT) il 17.1.1991
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Hicham Ajouba, nato in Marocco il 20.4.1983
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Omar Arbane, nato in Marocco il 9.4.1978
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Pasquale Argenio, nato a Foggia il 7.4.1967
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Giulia Benvenuti, nata a Brindisi l’11.2.1999
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Angelo Bonanata, nato a Cosenza il 10.3.1968
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Roberto Bonfissuto, nato a Roma il 21.7.1963
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Achraf Chadid, nato in Marocco il 24.8.1995
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Adii Chadid, nato in Marocco il 17.5.1997
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Claudio Chessa, nato a Roma il 29.3.1964
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Daniele D’Addio, nato a Caserta il 28.6.1990
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Rachid Dallali, nato in Marocco il 19.7.1977
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Lahcen Driouch, nato in Marocco l’1.1.1985
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Ahmed El Ghiouan, nato in Marocco il 20.10.1981
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Mohamed El Habti, nato in Marocco il 1.1.1969
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Mohamed El Kharraz, nato a Bni Selmane (Marocco) il 2.12.1961
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Said Essari, nato in Marocco l’11.11.1977
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Patrizia Gudelmoni, nata a Roma l’8.11.1962
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Fabio Ilardo, nato a Roma il 21.10.1964
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Salvatore Manca, nato a Nuoro il 21.4.1977
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Azeddine Marzak, nato in Marocco il 16.10.1985
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Khalid Naoumi, nato in Marocco il 25.12.1971
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Abdelhak Omraty, nato in Marocco il 18.6.1974
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Valter Paolucci, nato a Roma il 29.6.1969
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Marcello Patria, nato a Napoli il 10.5.1987
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Alì Rafia, nato in Marocco il 19.1.1981
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Mohamed Rafia, nato in Marocco il 10.5.1983
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Mourad Rafia, nato in Marocco il 16.8.1988
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Francesco Scopelliti, nato a Reggio Calabria il 3.3.2001
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Kamal Tarkhaoui, nato in Marocco il 19.1.1985
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Mohamed Znaidi, nato in Marocco il 7.3.1991









