“Pregate sempre che io i soldi li tenga nella tasca, perché se un giorno non li avrò più, vi siete inguaiati”. Parole dure, quasi profetiche, quelle pronunciate dal fruttivendolo 51enne Giovanni Mastropasqua, conosciuto da tutti come “Gigi”, in un video pubblicato su TikTok qualche tempo prima di essere ucciso. Un messaggio indirizzato, senza mezzi termini, a chi – a suo dire – gli doveva del denaro. “Ve ne dovete andare dalle vostre case”, aggiungeva, con tono diretto e minaccioso, mentre si rivolgeva a una platea che ormai era diventata quella dei social.
Un video-sfogo che oggi acquista una drammatica rilevanza, alla luce della tragedia che lo ha coinvolto, e che potrebbe essere stato uno dei tasselli nella scia di tensioni e rancori culminata nel suo omicidio. Gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi giorni di vita di Mastropasqua, e non escludono che la sua morte sia collegata proprio a una questione di debiti.
Un linguaggio da avvertimento
Nel filmato che ha ottenuto numerose visualizzazioni, “Gigi” utilizza un linguaggio carico di risentimento, che sembra avere il tono di un avvertimento pubblico. La frase chiave, ripetuta più volte, lascia poco spazio all’interpretazione: “Se arriva il momento che non avrò più i soldi in tasca, vi siete inguaiati”. Parole che oggi suonano come un sinistro presagio di quanto sarebbe accaduto.
Le indagini puntano su una lite per denaro
Secondo fonti investigative, l’ipotesi più accreditata al momento è che Mastropasqua sia stato ucciso da un 43enne, in stato di fermo, per una storia di denaro, forse proprio per quei soldi di cui parlava nel video. Si indaga nel suo giro di conoscenze e rapporti economici, nel tentativo di risalire ai motivi precisi del delitto.
La rabbia e il disagio come detonatore
Il video su TikTok è lo specchio di una tensione crescente, fatta di parole rabbiose e rancori accumulati. Una dinamica che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver innescato una spirale di violenza culminata nel sangue all’interno della sua Smart rossa dove il killer l’ha ucciso con un colpo di pistola al collo. Non è la prima volta che contenuti pubblicati sui social offrono uno squarcio sulle dinamiche criminali che attraversano i territori più fragili, diventando a volte elementi cruciali nelle inchieste.
Ora, il caso Mastropasqua è al centro di un’indagine complessa che intreccia dinamiche personali, conti in sospeso e relazioni opache, sullo sfondo di un video che ha fatto il giro della rete e che, forse, raccontava già tutto.








