La Corte dei conti ha emesso una sentenza pesantissima per due ex funzionari della Regione Puglia, Lorenzo Mazzini, 67 anni, di Foggia, e Giuseppe Vacca, 72 anni, di Bari, condannandoli a restituire oltre 2,8 milioni di euro per una maxi truffa legata ai fondi europei per l’agricoltura. I due sono accusati di aver costruito un sistema corruttivo ben rodato per gestire in maniera illecita le pratiche del Psr 2007–2013 e 2014–2020, chiedendo tangenti in cambio dello sblocco o del buon esito delle istruttorie per l’assegnazione dei contributi.
Secondo quanto ricostruito da La Gazzetta del Mezzogiorno, le indagini della Guardia di Finanza avevano già portato nel 2021 all’arresto di Mazzini, e ora emergono le condanne della magistratura contabile, in attesa dell’avvio effettivo del processo penale davanti al Tribunale di Bari. Con i due funzionari, la Corte ha condannato anche alcuni imprenditori e società che avrebbero beneficiato indebitamente dei contributi, tra cui Tenuta Umbra, Consorzio Biase Fasanella, Calalunga, Matteo Fasanella e Francesco Nasuti.
Un sistema costruito per truccare le pratiche
L’inchiesta ha evidenziato un modus operandi consolidato. Vacca, funzionario regionale, era solito redigere preavvisi di rigetto alle aziende richiedenti, mentre Mazzini si occupava di “sbloccare” le pratiche previo pagamento di somme in contanti. Le richieste variavano da 500 a 30.000 euro, o prevedevano una percentuale pari al 3% del finanziamento concesso. In alcune situazioni, le somme concesse sarebbero state addirittura gonfiate grazie a fatture false, generando danni milionari alle casse pubbliche.
Nel 2022, la Regione Puglia ha avviato una revisione in autotutela delle pratiche legate ai due funzionari, annullando numerosi provvedimenti sospetti. Tuttavia, i fondi nel frattempo erano stati erogati e solo in minima parte recuperati. Proprio da qui è partita l’iniziativa della Procura contabile guidata da Carmela De Gennaro, che ha avviato sette distinti procedimenti: cinque si sono già conclusi con le condanne per danno erariale.
Sentenze e prossimi sviluppi penali
Mazzini è stato condannato a risarcire 1,7 milioni di euro, Vacca 1,1 milioni. Le società coinvolte, in base ai singoli procedimenti, dovranno restituire le somme ricevute illecitamente. Le motivazioni delle sentenze sottolineano come le condotte siano state viziate da un accordo corruttivo tra funzionari pubblici e soggetti privati, con violazioni sistematiche della normativa di riferimento o dei singoli bandi.
La Procura di Bari, nel frattempo, ha ottenuto dal gup Giuseppe Ronzino il rinvio a giudizio per 18 imputati. Alla prima udienza, prevista il 5 giugno, il processo è stato rinviato per l’incompatibilità del giudice Anna Perrelli, che aveva firmato le ordinanze cautelari nella fase preliminare. Il dibattimento riprenderà in autunno.
Sono nel frattempo diventate definitive le assoluzioni di due imputati che avevano optato per il rito abbreviato: l’agronomo Antonio Bernardoni, assolto “per non aver commesso il fatto”, e l’ex dirigente Domenico Campanile, con formula piena perché “il fatto non costituisce reato”.













