Il Consiglio comunale di Foggia ha compiuto un passo importante sul fronte dei diritti e dell’inclusione: con l’approvazione di una mozione presentata nei mesi scorsi da Nunzio Angiola, consigliere comunale e segretario provinciale del movimento Cambia, si avvia ufficialmente l’iter per la creazione di un’area riservata alla sepoltura dei defunti di religione musulmana all’interno del cimitero comunale.
La proposta, condivisa con Armando Morelli, responsabile immigrazione del movimento, nasce da un’esigenza concreta espressa dalla comunità islamica locale. A sostegno della richiesta, una petizione firmata da 113 cittadini, tra cui anche il compianto Giovanni Palmulli e Khaled Djelloul, figure note e stimate nel contesto associativo foggiano.
Un’iniziativa pienamente legittima e nel rispetto della normativa
La mozione approvata si fonda su un impianto giuridico chiaro e solido: la Costituzione italiana, all’articolo 8, riconosce pari libertà a tutte le confessioni religiose, mentre l’articolo 19 tutela la libertà di culto anche nelle sue forme rituali. A livello normativo, il D.P.R. 285 del 1990 consente la creazione di aree cimiteriali distinte per confessioni diverse da quella cattolica, e lo stesso Regolamento comunale di Polizia Mortuaria, adottato nel 2012, prevede questa possibilità all’articolo 53.
La mozione, dunque, si limita a dare attuazione a diritti già previsti, impegnando la giunta e la sindaca Maria Aida Episcopo ad avviare uno studio di fattibilità. L’obiettivo è individuare un’area già esistente all’interno del cimitero, senza necessità di nuove edificazioni o oneri economici a carico del Comune.
Il valore del rispetto nella diversità
La scelta dell’amministrazione non ha solo un valore giuridico, ma assume un significato simbolico e civile più profondo. Il rito funebre islamico, che si basa su lavaggio rituale (Ghusl), vestizione (Kafan) e sepoltura (Dafan) orientata verso la Mecca, richiede condizioni specifiche per essere svolto in conformità alla fede. La possibilità di disporre di un’area dedicata consente di garantire questo diritto nel rispetto delle tradizioni.
“Non si tratta di fare propaganda, ma di fare giustizia – ha dichiarato Nunzio Angiola –. È un gesto semplice, concreto e civile, che dice chi vogliamo essere come città: aperti, giusti, moderni, capaci di riconoscere ogni persona, anche nel momento più fragile della sua esistenza. Il rispetto genera altro rispetto reciproco.”
Un passo per tutti, non per pochi
L’iniziativa riguarda molti cittadini che sono già pienamente inseriti nel tessuto sociale: famiglie di fede musulmana con figli nati e cresciuti a Foggia, spesso con cittadinanza italiana. Non si tratta quindi di concessioni straordinarie, ma di una misura di uguaglianza sostanziale.
Come già avviene in altre città italiane – Bari, Milano, Gioia del Colle – anche Foggia si dota di uno strumento concreto per garantire diritti, ascoltare i bisogni e promuovere la convivenza. Un gesto che, come sottolineato dai promotori, potrà essere occasione per rafforzare un patto di fiducia reciproca tra comunità e istituzioni.









