Tre distinte sentenze preannunciavano la probabile e poi avvenuta condanna civile nei confronti del Comune di Foggia nel contenzioso con la curatela di Amica a pagare 27 milioni di euro: il decreto di fallimento dell’azienda di nettezza urbana e smaltimento dei rifiuti, la sentenza penale di primo grado e quella di secondo grado. Tutte e tre esplicitavano che la responsabilità del fallimento di Amica risiedeva nel mancato controllo da parte dell’Ente comunale. Non c’è ancora una decisione ufficiale, ma è quasi certo che il Comune ricorrerà in Appello, sebbene sia molto difficile che il giudizio cambi.
“Io spingevo per la transazione da almeno 12 mesi – spiega il consigliere pentastellato Francesco Strippoli – ma non mi hanno ascoltato. Ora se si riuscirà ad ottenere una transazione sarà molto più costosa, mentre prima si poteva conciliare con 14 milioni di euro, circa la metà della somma odierna. Avevo pronta anche una mozione, il M5S ha sempre premuto molto per transare, ma sono prevalse le logiche di chi non voleva prendersi la responsabilità o sosteneva che il Comune sarebbe stato assolto o prescritto”.
Il Tribunale ordinario di Bari – Sezione specializzata in materia di impresa aveva rilevato che in passato vi era stato tra le parti un articolato tentativo di conciliazione poi non concretizzatosi, e aveva invitato esplicitamente le parti a riprendere la trattativa conciliativa, anche eventualmente scambiandosi nuove proposte e controproposte.
L’Ente Comune di Foggia aveva recepito le raccomandazioni contenute nella deliberazione della Sezione Regionale di controllo della Corte dei Conti con particolare riferimento alla congruità dei Fondi e, in particolare, all’adeguamento del Fondo Contenzioso a 35.593.548,47 milioni di euro anche e soprattutto alla luce della controversia pendente con la Curatela fallimentare della società Amica.
Il Comune di Foggia tramite servizio avvocatura aveva inviato nei primi mesi del 2024 un proposta conciliativa in via informale del valore di 6 milioni di euro circa che non è stata ovviamente presa in considerazione dalla controparte, la quale era disposta all’accettazione della via conciliativa a una somma pari a circa 14 milioni di euro. Del resto nel decreto n. 3/2012 del Tribunale di Foggia – sezione fallimentare, i giudici avevano fotografato tutta la responsabilità comunale nel fallimento dell’azienda partecipata, dichiarando: “Appare quindi lecito il dubbio che lo scopo dell’ente territoriale sia stato solo quello di scaricarsi della spaventosa debitoria accumulata da Amica ottenendo il riconoscimento della sua assoggettabilità a fallimento, già consapevole del destino di quell’azienda, le cui passività di bilancio avrebbero potuto condurre al default dello stesso Comune di Foggia”.
Intanto il centrodestra con il capogruppo dei Fratelli d’Italia, Claudio Amorese, attacca l’amministrazione. “La Giunta Episcopo già galleggia, i numeri in aula non ci sono più, ci sono proteste continue ma la cosa preoccupante è che non si prendono decisioni, anche sulla sentenza Amica ci sono profonde responsabilità di questa amministrazione, che è stata richiamata formalmente dal tribunale ad assumere atti motivati e concreti. Era risaputo che c’erano gli elementi perché il Comune potesse perdere questo processo, per di più c’era la seria possibilità di andare a transazione, noi lo avevamo suggerito più volte per impattare l’importo che è arrivato a sentenza. Ma il Comune non ha voluto nessuna transazione: c’è una doppia responsabilità, politica e amministrativa, senza dimenticare da dove proviene questa vicenda, l’epoca Mongelli. Noi col centrodestra abbiamo risanato i loro debiti”.
L’amministrazione Landella con l’allora assessore al legale Sergio Cangelli provò a transare, pur non riuscendovi. Ma secondo Amorese i tempi non erano ancora maturi.
“C’erano vari fattori che influivano, avevamo un problema di liquidità, eravamo in piano di rientro non ci potevamo spingere a promettere somme che il Comune non aveva. Poi c’era il tentativo di trovare un punto di incontro, c’era una serena interlocuzione per venire incontro ai privati, ai creditori. Era una fase di dialogo, che però da dopo il commissariamento si è definitivamente spenta. Era noto a tutti. 27 milioni di euro più interessi più la rivalutazione economica significano niente più pubblica illuminazione, niente più strade, niente più strade”.









