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Home - Cocaina, kalashnikov e riti mafiosi: la cupola dell’alleanza criminale. Nelle carte spunta il boss foggiano Francavilla

Cocaina, kalashnikov e riti mafiosi: la cupola dell’alleanza criminale. Nelle carte spunta il boss foggiano Francavilla

Il presunto narcotrafficante cerignolano Sforza parlava di protezioni in carcere grazie al noto capoclan. I dettagli dell'operazione "Diomede"

Di Francesco Pesante
16 Giugno 2025
in Bat, Foggia, Inchieste
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Raffica di arresti tra Canosa di Puglia, Cerignola e Bari. Il gruppo criminale sgominato all’alba dai carabinieri nell’operazione “Diomede” è accusato a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, detenzione e porto di armi da guerra. Ai vertici dell’organizzazione c’erano, secondo l’ordinanza di 252 pagine, Daniele Boccuto e Andrea Di Gennaro. Boccuto impartiva ordini anche dal carcere, vantando legami con il clan barese degli Strisciuglio.

Carcere per Daniele Boccuto, Secondo Boccuto, Tommaso Caracciolo, Christian Cucumazzo, Andrea Di Gennaro, Marco Di Gennaro, Michele Labroca e Andrea Matarrese.

Ai domiciliari Vito Azzellino, Domenico Bellafede, Sabino Bellafede, Francesco Boccuto, Canio Carabellese, Lorenzo Cassano, Nunzia Di Chio, Pasquale Di Gennaro e Cosimo Damiano Lenoci.

Infine, obbligo di dimora per Michele Boccuto e Giusy Del Latte. Tra gli indagati figura inoltre il 61enne di Cerignola, Umberto Sforza, nome noto agli inquirenti, detto “lo zio”, accusato della vendita di notevoli quantità di cocaina.

“L’alleanza con Putin”

I carabinieri, con l’operazione Diomede, hanno arrestato 17 persone appartenenti al gruppo, una delle quali, per vantarsi della disponibilità di armi, diceva che avrebbe potuto allearsi con Putin. Tra le armi in loro possesso c’erano un Ak45 con 4 caricatori, un Ak47 con 2 caricatori, un fucile calibro 32 con 2 caricatori, un fucile a pompa calibro 12 e 1.000 proiettili. La struttura verticistica del gruppo sarebbe riuscita a smerciare droga con introiti pari a tremila euro al giorno. Le indagini hanno permesso di accertare il coinvolgimento, tra il 2014 e il 2016, di alcuni degli indagati (per due dei quali è stato disposto l’obbligo di dimora), in delitti efferati come un caso di lupara bianca ma anche in episodi estorsivi come quello avvenuto a Canosa di Puglia dieci anni fa quando, in occasione della festa patronale, furono esplosi 53 colpi di kalashnikov verso alcune giostre, nonostante ci fossero tante persone che affollavano il luna park.

Spunta Francavilla

Nelle carte spuntano riferimenti alla mafia foggiana. È emerso che nel 2022, Secondo Boccuto raggiunse Sforza a Cerignola. Quest’ultimo gli riferì che, in virtù dei risalenti rapporti di amicizia, Emiliano Francavilla (uno dei boss del clan foggiano Sinesi-Francavilla, non indagato in questa indagine, ndr) aveva assicurato la protezione in carcere al sodale Pasquale Boccuto. Ecco le parole: “Da me venne uno dei boss di Foggia.. Emiliano Francavilla.. disse Umberto.. mi hanno portato in galera uno di Canosa.. un certo Pasquale che dice di essere amico tuo.. io come ho sentito che era amico tuo.. mi sono messo subito a disposizione”.

Le carte ricordano che Francavilla e Boccuto furono detenuti nel medesimo carcere di Tolmezzo dal 25.01.2022 al 28.03.2022 (data di scarcerazione di Francavilla).

I due uomini discussero, successivamente, del debito vantato da Secondo Boccuto, pari a quasi 13mila euro, infine concordarono la cessione di mezzo chilo di cocaina che Sforza avrebbe consegnato dopo qualche giorno.

“Dammela a me un mezzo chilo” – Umberto: “dopodomani sera. io come arriva quell’altra te la conservo” – Secondo: “si conservamela” – Umberto: “adesso ti ho detto che ho 400. 400 grammi ho qua.. ma domani sera… dopodomani sera.. devo scaricare per forza.. perché ho già da mandare un pacco e 2.. 3 chili di fumo.. dopo domani vieni qua..”.

A conferma della serietà dell’impegno, Sforza suggerì a Boccuto cosa riferire in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine. Umberto: “Tu in caso di una cosa da qui… di sto venendo qua giù perché ho sentito che sta una giumenta che si vende.. un cavallo che si vende e devo vedere chi è che sta qua davanti”. Boccuto gli chiese poi se avesse esposto a Francavilla i problemi inerenti al controllo delle piazze di spaccio canosine.

Sforza riferì che non aveva potuto farlo perché Francavilla era impegnato a risolvere i contrasti sulle piazze di spaccio viestane: “Non ho parlato ancora.. niente.. perché stiamo sistemando il fatto a Vieste. A Vieste che sta pure Emiliano di Foggia a sistemare. Chè là sta la guerra a Vieste che si ammazzano”.

Poi Sforza gli assicurò una spedizione punitiva da parte di alcuni soggetti allo stato non identificati: “Io adesso vedo.. acchiappo a questi qua.. almeno te lo faccio venire a fare un mazziatone”. Secondo: “si.. un mazziatone… chè si mettono un po’.. si è allargato troppo a vendere”. Umberto: “come vengono gli devo dire.. non dobbiamo fare nessun servizio qua?.. dobbiamo fare un mazziatone ad uno qua che ci dà problemi su una vendita.. allora se loro mi dicono si, quelli vengono un paio di persone che sono.. uno è un boxer proprio.. boxer di sopra ai ring”.

Dalla “protezione” ai giostrai alla coca venduta in piazza

Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Andria e coordinate dalla DDA, sono partite da episodi estorsivi ai danni dei giostrai del luna park allestito durante la festa patronale di Canosa. Le vittime venivano costrette con minacce, anche implicite, a consegnare blocchetti di biglietti omaggio e somme in denaro fino a 1.500 euro. Tra gli indagati, molti recidivi, figura anche Marco Di Gennaro, condannato in via definitiva per detenzione e porto di arma clandestina.

Nel corso delle indagini sono emerse connessioni con il traffico di droga su vasta scala: cocaina e hashish venduti in numerose piazze della provincia e gestiti da un’associazione armata capace di movimentare chili di stupefacente alla volta. Alcuni indagati avrebbero fatto da grossisti, mentre altri sarebbero stati attivi sulle piazze locali.

La “liturgia camorristica”

L’organizzazione prevedeva l’affiliazione in stile mafioso con la recita della “favella”, una filastrocca imparata a memoria che segnava l’ingresso tra le fila dei sodali. Gli inquirenti parlano di “liturgia camorristica”, facendo riferimento al “favellante” che avrebbe ripetuto la filastrocca in occasione della celebrazione del rito dinanzi a una immagine sacra e al padrino: il 34enne recluso in Sicilia. Sarebbe stato lui a “battezzare” gli associati che avrebbero poi dovuto dimostrargli affidabilità, spirito di sacrificio e sentimento di appartenenza. Come avrebbe fatto il braccio destro di Boccuto, Andrea Di Gennaro, 25enne con contatti con i Sinesi-Francavilla di Foggia.

Il business delle armi

Oltre alla droga, l’organizzazione trafficava anche armi da guerra: in una conversazione, gli inquirenti hanno intercettato la disponibilità di kalashnikov, fucili a pompa e munizioni. In una delle azioni più gravi documentate, membri del gruppo avrebbero tentato di sparare contro i giostrai usando un fucile consegnato da Secondo Boccuto. Solo un malfunzionamento e la presenza massiccia delle forze dell’ordine hanno evitato una strage.

L’organizzazione era radicata nel territorio, ma capace di muoversi tra Puglia e altre regioni, con una rete estesa e un’intimidazione ben collaudata. Gli arresti rappresentano un duro colpo a uno dei gruppi criminali più pericolosi dell’area nord barese.

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Tags: Diomedefrancavillasforza
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