Una lettera durissima, indirizzata ai vertici del Movimento 5 Stelle e al suo presidente Giuseppe Conte, segna la frattura definitiva tra un gruppo di attivisti storici e il gruppo territoriale di San Giovanni Rotondo. Cinque firme in calce – Luigi Cascavilla, Marilina Maratea, Damiano Fiore, Michele Pagliara e Luigi Sabatelli – accompagnano un atto di accusa senza precedenti contro quella che viene definita una “gestione personalistica” e una “deriva democratica” della linea politica locale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, spiegano gli autori della missiva, è stata la composizione della nuova Giunta del sindaco Filippo Barbano, sostenuta anche da forze di centrodestra. Una scelta, a loro dire, in palese contrasto con i valori fondanti del Movimento: “Un tradimento del programma e degli ideali condivisi dagli attivisti, che ha segnato la fine del sogno”.
Accuse di silenzio e svolta destrorsa
I toni sono aspri e ricchi di delusione: “Prendiamo atto del silenzio assordante dei vertici, a partire da Conte che aveva benedetto il progetto ‘La Svolta Giusta’, poi rivelatosi un Cavallo di Troia”. Secondo i dimissionari, sarebbe stata evidente da tempo la tendenza a un avvicinamento a logiche e alleanze tipiche della vecchia politica, culminata nel rifiuto, da parte di alcuni consiglieri M5S, di portare in Consiglio comunale la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.
A pesare, inoltre, sarebbe stata l’assenza di un reale confronto interno: “Decisioni prese fuori dalle sedi ufficiali del Movimento, con scelte unilaterali e metodi opachi. Si è preferita la strada al dialogo, l’azione individuale all’assemblea democratica”.
L’addio: “Non ci riconosciamo più in questa linea”
I firmatari parlano apertamente di “un treno che doveva essere una locomotiva e si è trasformato nell’ultimo vagone di un merci”. Rivendicano il diritto di dire no a un modello che ritengono snaturato, e comunicano l’uscita dal Gruppo Territoriale, preannunciando altre defezioni in arrivo. Una scelta dolorosa, scrivono, ma necessaria per coerenza e rispetto nei confronti di chi aveva riposto fiducia in un progetto che oggi non esiste più.
“Il popolo sangiovannese ha creduto in noi per un nuovo modo di fare politica. Ma ciò che vediamo è una gestione lontana anni luce dai principi del Movimento 5 Stelle”, concludono. E se per ora le dimissioni riguardano cinque attivisti, il malcontento sembra destinato ad allargarsi. Sullo sfondo, il silenzio dei vertici e un progetto politico che, a giudicare da queste crepe, rischia di implodere.











