Marco Lombardi covava un vero e proprio odio per Nicola Canonico, presidente dimissionario del Calcio Foggia. I social del 49enne del clan Sinesi-Francavilla sono infatti tappezzati di post contro l’imprenditore barese che, secondo l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, non si sarebbe mai piegato alle pressioni della mafia foggiana.
Una parte centrale del risentimento maturato da Lombardi nascerebbe, secondo quanto riportato nell’ordinanza, dal licenziamento della sua ex compagna, che lavorava nel club. “Fu mandata via – afferma – per fare un dispetto a me”. Questo episodio viene da lui stesso raccontato come il motivo scatenante della sua “guerra” a Canonico.
Una “guerra” esplicitata su TikTok dove Lombardi postava citazioni di Scarface contro il manager e annunciava novità sul futuro societario: “Maggio sarà l’ultimo mese con Canonico. Non date retta alle cazzate, i romani, i milanesi, i marocchini, gli americani o gli arabi, il Foggia Calcio andrà ai foggiani“.
In un dialogo con una donna, Lombardi parlò della possibilità che la società fosse acquistata da soggetti a lui vicini, tra cui imprenditori come Matteo La Torre, Antonio Salandra e Annino De Finis, che – si legge nelle carte – avrebbero potuto garantirgli, a suo parere, un posto nella nuova governance.
Alla domanda su quale ruolo volesse ricoprire, rispose: “Qualsiasi ruolo, che ce ne sono tanti… anche uno qualsiasi“. E aggiunse: “Io sono entrato in questo giro e mi sono creato un personaggio… ora non ti porta a nulla, ma magari in futuro…”.
L’ossessione per Canonico compare in decine di video, molti dei quali raffiguranti il fotomontaggio del presidente con un naso da suino, striscione comparso anche allo Zaccheria. Un “logo” che Lombardi utilizzava anche su torte, uova di Pasqua e persino sulla ciotola del cane. Nei filmati attacchi anche alla sindaca, Maria Aida Episcopo e alla stampa sportiva locale.
Ora l’uomo è in carcere insieme a Massimiliano Russo (50 anni), Fabio Delli Carri (48) e Danilo Mustaccioli (48), tutti ritenuti gravemente indiziati di un’aggressiva campagna estorsiva nei confronti del presidente Canonico. I quattro, secondo l’indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, avrebbero agito con modalità tipicamente mafiose, utilizzando armi, incendi dolosi, minacce e atti violenti con lo scopo di forzare la cessione del club rossonero. Nell’ambito della maxi inchiesta sono stati spiccati ben 52 Daspo ed è stata applicata l’amministrazione giudiziaria nei confronti del club rossonero, mai successo prima nella storia di un club di calcio.









