Non era solo un tifoso, né un personaggio isolato: Marco Lombardi, 49 anni, oggi detenuto con l’accusa di tentata estorsione aggravata ai danni del presidente del Calcio Foggia 1920, Nicola Canonico, sarebbe stato per anni vicino al clan mafioso dei Sinesi-Francavilla. A dirlo non sono solo le frequentazioni documentate, ma una mole di intercettazioni e testimonianze raccolte in quasi dodici anni di indagini, ora inserite nell’ordinanza che ha portato all’arresto dell’imprenditore foggiano.
Già nel febbraio del 2013, Lombardi si era recato fino a Nuoro per prelevare il detenuto Luigi Biscotti, nipote di Roberto “lo zio” Sinesi, capo storico del sodalizio. Il viaggio, effettuato su incarico diretto di Antonello Francavilla, genero del boss, fu lungo e articolato, e proprio sul tragitto – secondo quanto emerge dalle registrazioni ambientali – si parlò apertamente di clan, affiliazioni e rapporti interni. Lombardi, in quel contesto, affermava: “Lui però fa fare sempre tutto a me…”, riferendosi alla fiducia che Sinesi aveva in lui.
“Sono 18 anni che sto con loro”: il ruolo nel clan
Nel corso di quella conversazione, Marco Lombardi ammette di essere a disposizione del clan da quasi vent’anni. Dice testualmente: “Sono 18… sono 16 anni”, e Biscotti replica: “Mamma mia…”, a conferma della lunga militanza nel gruppo criminale. In un’altra intercettazione, riferendosi a un blitz del 2013, si mostra preoccupato: “Ti vogliono incastrare con l’associazione… con il 416 bis… solo che è un guaio…”.
Nel suo passato criminale, il 49enne fu anche deferito, anno 2011, per favoreggiamento della latitanza del boss montanaro Franco Li Bergolis, “Operazione Blauer”, in concorso con i Francavilla, da sempre alleati all’organizzazione criminale garganica Li Bergolis-Miucci-Lombardone.
Famiglie intrecciate e viaggi condivisi
I rapporti di Lombardi con la famiglia Sinesi non si limitano alle dichiarazioni. L’ordinanza documenta come accompagnasse abitualmente i familiari dei boss in carcere, come nel caso della visita a Roberto Sinesi a Rebibba, o ancora quando si offrì di aiutare Anna Dei, moglie del boss, per la foratura di un pneumatico. Più volte fu intercettato a bordo di auto con figli o compagne dei capi clan. Uno dei bambini lo considerava quasi un secondo padre: “Quando mai te li dà due giorni di ferie mio padre?”, gli diceva, vedendolo finalmente “libero” per accompagnarlo a scuola.
Lombardi e la delega per le visite in carcere
Dettaglio chiave dell’indagine è che Lombardi ricevette deleghe dirette per accompagnare donne e familiari del clan a colloqui con i detenuti, un compito che – secondo gli investigatori – non sarebbe stato assegnato a un semplice amico di famiglia. La sua presenza era talmente costante da far dire alla ex compagna, sentita dagli inquirenti, che lui stesso “accompagnava con la macchina le famiglie dei Francavilla a Roma”, pur senza spiegarle il motivo dei viaggi.
Soprannomi, sigle e “lo zio”: i codici della mala
L’indagine conferma l’uso da parte di Lombardi del linguaggio tipico dell’ambiente mafioso foggiano. Parla spesso di “zio” per indicare Sinesi, utilizza soprannomi e conosce in anticipo date di scarcerazioni, spostamenti e riferimenti personali interni alle famiglie. In una registrazione del 12 febbraio 2024, mentre accompagna Antonio Piccirilli, Lombardi commenta la temporanea scarcerazione del boss: “Ma secondo
te… euhh… ma secondo te… mo faccio passare qualche giorno… se vado da lui a parlare?”. Piccirilli: “Va be se vai tra dieci giorni… fai calmare la cosa… e poi …con la scusa… al limite lo saluti…”. Lombardi: “Mo faccio passare qualche giorno… mo sta con la famiglia… e cose… hai capito… venerdì sabato… pure domenica… no domenica no… sabato…”. Una visita che non si concretizzò per l’immediato nuovo arresto di Sinesi, finito di nuovo in cella nel giro di 24 ore dopo il ricorso della procura.
Un passato che riemerge nei nuovi equilibri criminali
Per la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, tutti questi elementi – alcuni risalenti a oltre dieci anni fa – provano la piena contiguità di Lombardi al clan Sinesi-Francavilla, e gettano una nuova luce sulla strategia messa in atto per controllare il Calcio Foggia 1920. Il suo ruolo, oggi, viene interpretato come quello di cerniera tra la tifoseria violenta e l’organizzazione criminale, con l’obiettivo finale di impadronirsi della società calcistica.
Un disegno lucido e pericoloso, che ha spinto i giudici a disporre per lui la custodia in carcere. E che conferma ancora una volta quanto il calcio a Foggia resti un terreno di conquista privilegiato per la criminalità organizzata.












