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Home - Puglia, addio alle spiagge libere con servizi: il nuovo Piano delle coste divide la politica e accende lo scontro nei Comuni

Puglia, addio alle spiagge libere con servizi: il nuovo Piano delle coste divide la politica e accende lo scontro nei Comuni

Pioggia di critiche dopo la presentazione del nuovo piano regionale da parte di Lacatena. Da Castellaneta a Ostuni, il litorale pugliese diventa terreno di battaglia politica. Il focus di “Repubblica Bari”

Di Redazione
17 Maggio 2025
in Puglia, Turismo
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Spariranno le spiagge libere attrezzate, aumenterà la percentuale di costa concedibile ai privati, e i Comuni dovranno individuare i lotti da mettere a bando entro il 2027: è questa la rivoluzione annunciata da Stefano Lacatena, consigliere regionale con delega all’Urbanistica, che ha presentato il nuovo Piano regionale delle coste. Come raccontato in un focus pubblicato da Repubblica Bari, si tratta di una svolta radicale rispetto alla legge 17 approvata nel 2015 su impulso dell’assessore Guglielmo Minervini, di cui oggi molti invocano lo spirito equilibratore tra interessi pubblici e iniziativa privata.

Più costa ai privati, meno servizi ai cittadini

La modifica più discussa riguarda l’eliminazione delle spiagge libere con servizi, che fino ad oggi rappresentavano una mediazione tra i lidi attrezzati a pagamento e il litorale completamente libero ma privo di strutture. In futuro, chi vorrà andare al mare in Puglia dovrà scegliere tra il pagamento di uno stabilimento balneare e l’uso del tratto di costa non attrezzato. Contestualmente, la quota di litorale che potrà essere affidata in concessione ai privati passa dal 40% al 50%.

Le critiche: da Zaccaria a Legambiente, “colpo al diritto al mare”

Il primo a criticare il nuovo impianto è stato Francesco Zaccaria, sindaco di Fasano e delegato Anci: “La risorsa mare è limitata e delicata. Il nuovo piano rompe un equilibrio costruito con fatica. Le spiagge libere stanno scomparendo e le famiglie che non possono permettersi i lidi restano senza alternative”. L’allarme si concentra anche sull’eliminazione di vincoli ambientali: nella nuova bozza, non si fa più menzione al divieto di concedere aree con cordoni dunali o tratti di litorale con profondità inferiore ai 15 metri.

A queste perplessità si è aggiunta anche Legambiente, che ha espresso preoccupazione per la scomparsa delle “spiagge libere attrezzate”, considerate uno strumento di inclusione sociale e presidio del territorio.

Lacatena: “Serve responsabilità ai Comuni, fine degli abusi”

Di tutt’altro avviso Lacatena, esponente del movimento civico Con, fondato da Michele Emiliano. Il consigliere regionale difende l’impostazione del nuovo piano: “Eliminiamo ambiguità e abusi. Vogliamo responsabilizzare i Comuni e valorizzare la loro funzione pianificatoria”. Il nuovo testo assegna infatti agli enti locali l’onere di predisporre entro il 30 giugno 2027 i Piani comunali delle coste e individuare i lotti da porre a gara. Fino a quel momento, le concessioni già esistenti verranno prorogate.

Castellaneta e Ostuni, i Comuni divisi tra polemiche opposte

Come osserva Repubblica Bari, le prime ripercussioni si stanno già verificando sul piano locale. A Castellaneta, il gruppo consiliare del movimento Con ha chiesto il ritiro della delibera con cui l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Gianni Di Pippa (Pd), ha per la prima volta messo a bando le concessioni balneari. Gli emilianisti sostengono che “lo strumento della spiaggia libera attrezzata è destinato a venire meno”, con conseguenze potenzialmente gravi sulle procedure di evidenza pubblica.

Situazione opposta a Ostuni, dove il sindaco Angelo Pomes è finito sotto assedio da parte di associazioni, comitati, Cgil, Anpi e una vasta alleanza politica trasversale – da Alleanza Verdi Sinistra a Forza Italia – per aver messo a bando 1,7 ettari di costa a Torre Pozzelle, una delle ultime porzioni incontaminate della litoranea ostunese. Qui l’allarme è che il nuovo Piano regionale possa dare il via a una “privatizzazione sistematica” dei tratti più pregiati.

Le domande rimaste aperte

Se, come dice Lacatena, oggi solo il 9% della costa pugliese è effettivamente in concessione e la legge permette di arrivare a oltre il doppio, perché spingere subito per un aumento della quota massima fino al 50%? E soprattutto: cosa accadrà al diritto, costituzionalmente tutelato, di accedere liberamente al mare?

Domande che, come conclude Repubblica Bari, continueranno a infiammare il dibattito in vista dell’estate, tra Comuni divisi, cittadini sempre più frustrati e un futuro del litorale pugliese ancora tutto da scrivere.

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Tags: Puglia
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